Dopo la notizia della morte di sei persone in Francia, comincia a diffondersi in Italia l'apprensione per la presenza della Vespa Velutina (Nigrithorax), un grosso calabrone di origine cinese, più aggressivo rispetto agli insetti europei e, per questo, noto anche come calabrone killer. Diverse le segnalazioni giunte da varie parti d'Italia, tanto che l'allarmismo sta diventando sempre più virale attraverso i social network con messaggi e fotografie di calabroni enormi.

A Civitanova Marche ci sarebbe stato il primo caso di puntura sull'uomo, ma si è registrata la sua comparsa anche in Piemonte e Liguria, dove ha provocato diversi danni alle arnie di alcuni allevamenti per i quali si sta dimostrando una concreta minaccia. Alcune fonti asseriscono che queste grosse vespe, caratterizzate da linee meno marcate e di colore più scuro di quelle europee, siano arrivate dall'Asia dentro un container contenente porcellane ma al momento sono tutte ipotesi non verificabili.

Vediamo quali sono i pericoli per l'uomo in caso di puntura della Nigrithorax.

Diciamo subito che gli esperti tranquillizzano circa il pericolo di morte: per arrivare a questo, l'individuo dovrebbe già avere sviluppato una sensibilizzazione o un'allergia, cosa che può accadere anche con le vespe e i calabroni europei. La maggiore pericolosità della Vespa Velutina è data dal fatto che è più aggressiva rispetto ai nostri calabroni e che ha l'abitudine di nidificare sul terreno e tra i cespugli, elemento che accresce la probabilità di urto e quindi di attacco di uno sciame.

Un francese è morto proprio perché, tagliando l'erba, ha distrutto inavvertitamente un nido delle Velutine.

Per quanto riguarda invece l'ecosistema, la nocività dipende dal fatto che questo calabrone è un predatore dell'ape comune, insetto che cattura, spezza, sbuccia letteralmente, quando è ancora vivo, al fine di raggiungere e mangiare i muscoli del torace.

"Per adesso - spiega Alessandra Ripari, segretaria del consorzio apistico provinciale - sappiamo che (la Vespa Velutina, ndr) è diffusa a Cuneo, Alessandria e Imperia.

Il sistema per contrastare questo calabrone dovrebbe essere quello di individuare ed eliminare i nidi prima che le regine vengano fecondate, così da evitare l'incremento e la diffusione della specie nelle aree dove non è ancora presente.

L'Università di Torino sta sperimentando, in collaborazione con il Cra Api di Bologna, un "radar armonico", una specie di antenna da applicare ad un esemplare che permetta di localizzare il nido una volta che la vespa vi ritorna e, quindi, di distruggerlo.

In Francia, invece, si sta studiando un antagonista naturale, un parassita della Nigrithorax.

Segui la nostra pagina Facebook!
Leggi tutto