Il virus Zika venne isolato nell’uomo per la prima volta in Uganda nel 1968, sta ora tornando in maniera più massiccia in tutti i paesi dell’America Latina. Il Brasile rimane ad oggi il paese più colpito denunciando migliaia di deformazioni congenite nei neonati: mentre il Ministero della Salute carioca pare stia raddoppiando gli sforzi per ricercare un vaccino, lo stesso ministro definisce Zika “il più serio problema di salute pubblica attualmente in Brasile”.

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Cosa sapere sul virus

Il virus Zika, così come Dengue e Chikungunya, viene trasmesso nei paesi endemici da zanzare tipo Aedes, della famiglia di quella che in Italia è comunemente conosciuta come “zanzara tigre”. I sintomi dei tre virus citati sono pressoché simili e, nella maggioranza di persone, non causano danni permanenti. Di solito si osserva un’incubazione dai 3 ai 10 giorni circa, dopodiché febbre, dolori a muscoli e articolazioni, eruzioni cutanee, di solito fino al massimo di una settimana.

Quanto c’è da preoccuparsi?

Come in tutti i casi di questi denominati Arbovirus, la preoccupazione principale è la prevenzione, per quanto possibile, perché al momento non ci sono vaccini. Il nostro Ministero della Salute emanò una circolare a giugno 2015 indirizzata a tutti gli Assessorati alla Sanità d’Italia con l’obiettivo di sorvegliare e identificare precocemente i casi: è vero che al momento sembrerebbe molto difficile contrarre il virus in Italia, però un poco di informazione in merito non guasterebbe, visto che migliaia di viaggiatori si recano in zone potenzialmente endemiche, soprattutto in questi mesi invernali.

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Un aspetto importante da segnalare è che il virus Zika, sarebbe l’unico dei tre citati a creare danni importanti e permanenti ai nascituri. Pertanto meriterebbe una seria considerazione da parte dei futuri genitori responsabili. Sarebbe infatti pericoloso il caso di trasmissione del virus contratto dalla mamma incinta, cosa presa scientificamente sul serio apparentemente solo in Brasile. La Colombia “chiede” di evitare di concepire figli per sei mesi e il Nicaragua, l’ultimo paese del Centro America ad attendere il virus, raccomanda di chiudere bene i contenitori di acqua (essendo uno dei paesi più poveri del Centro America, in molti casi la popolazione deve ricorrere a scorte d’acqua per non limitarsi a bere acqua dei fiumi) e praticare la fumigazione in casa, di solito spargendo un prodotto più o meno naturale sulle pareti, spesso fatiscenti.

Visto il grado di attenzione di certi paesi, compreso il nostro, chi si deve mettere in viaggio dovrebbe valutare attentamente queste notizie e informarsi bene al fine di prendere le contromisure necessarie.

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