Il preoccupante verdetto contro i Testimoni di Geova della Federazione Russa è stato emesso. Nei giorni scorsi la Corte Suprema ha accolto la richiesta del Ministero della Giustizia attesa dal 5 aprile scorso. I Testimoni di Geova in Russia, sarebbero "estremisti" quindi sono banditi sul territorio nazionale.

Il concetto di estremismo

Secondo il dizionario Treccani con estremista si intende chiunque "propugna l’attuazione di un programma con misure estreme, con metodi radicali, intransigenti".

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Sicuramente ci sono persone che considerano i Testimoni di Geova estremisti, forse perché non accettano il servizio militare o la guerra a costo di essere incarcerati. Altri li considerano tali perché di norma non accettano trasfusioni di sangue, pur avendo costituito da decenni equipe di specialisti che collaborano con i medici nella ricerca e nella pratica di strategie alternative molto meno rischiose delle stesse trasfusioni.

In questa Russia sembra deciso da tempo che tutto quello che non è estremismo per la stragrande maggioranza delle nazioni del mondo, qui lo sia.

Così, secondo la testimonianza delle telecamere di sorveglianza, pochi mesi fa gli uomini delle forze dell'ordine si sarebbero presentati in alcune Sale del Regno, irrompendo con passamontagna e armi spianate senza chiedere il permesso di entrare come avrebbero probabilmente fatto i funzionari di polizia di tutto il resto del mondo.

Dopo il verdetto della Corte Suprema, qualcuno potrebbe legittimamente pensare che le irruzioni fatte in pacifici luoghi di culto, come se fossero covi di pericolosi terroristi, non significherebbe attuare "un programma con misure estreme, con metodi radicali, intransigenti".

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Perchè la sentenza fa discutere

Fra le più recenti "prove" della "pericolosità" dei Testimoni di Geova in Russia vi sarebbe il "ritrovamento" di pubblicazioni proibite sul territorio nazionale. Sempre in base alla stessa serie di registrazioni video, vagliate anche da organi di informazione internazionali, dopo aver forzato le porte di Sale del Regno, le stesse autorità avrebbero introdotto alcune pubblicazioni cartacee che contengono contenuti che non piacciono al governo russo.

Dopo pochi minuti, altri funzionari pubblici, al seguito di una perquisizione, avrebbero "trovato" queste pubblicazioni e formalizzato le denunce. Nel processo basato su queste "prove" sarebbe stata presa la decisione di condanna in soli 10 minuti di sospensione della Corte.

Vasilij Kalin, un rappresentante del Centro Amministrativo, ricorda quando la sua famiglia fu esiliata in Siberia durante il regime sovietico a motivo della persecuzione religiosa e commenta: "Quando ero piccolo, le autorità potevano perquisire in qualsiasi momento le case dei Testimoni alla ricerca di pubblicazioni religiose.

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Ma non introdussero mai di nascosto pubblicazioni nelle nostre case per poi ‘trovarle’ e usarle come prove. Questa nuova tattica dimostra che le autorità russe non riescono a trovare nessuna prova concreta per accusare i Testimoni di Geova di attività illecite".

Secondo il Dott. Massimo Introvigne, uno dei massimi esponenti nel campo della sociologia delle religioni in Italia, questo verdetto è un "gravissimo attentato alla libertà religiosa". Secondo le sue dichiarazioni, "sbaglia chi si lascia convincere dalla propaganda russa che ricicla argomenti ostili ai Testimoni di Geova screditati da anni nella letteratura scientifica.

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E ci sono già preoccupanti segnali del fatto che i Testimoni di Geova sono solo il primo di molti gruppi religiosi a essere attaccato in Russia".

La storia dei Testimoni di Geova, dimostra che non si stancheranno di difendere la loro fede in modo legale e pacifico. Ci auguriamo che venga rivista questa discutibile sentenza della Corte Suprema russa che sembrerebbe contraddire, oltre a svariate convenzioni sui diritti dell'uomo e il buon senso collettivo, l'articolo 28 della stessa costituzione che, in questo caso il condizionale è d'obbligo, garantirebbe la libertà di religione.

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