Si estende a macchia d'olio l'allarme Zika sul continente americano dopo il primo caso individuato negli Stati Uniti alcune settimane fa di una madre contagiata probabilmente nel maggio scorso quando risiedeva in Brasile e aspettava un bambino, poi nato con microcefalia e il virus nel sangue. Il virus, con sintomi inizialmente paragonabili ad altri denominati Arbovirus, come Dengue e Chikungunya, può essere trasmesso dalla puntura di zanzare del tipo Aedes.

Nel caso dei paesi latinoamericani il vettore principale è il genere Aedes Aegipty. In Italia, secondo il Ministero della Salute, "il vettore potenzialmente più efficace è Aedes Albopictus, la comunemente denominata "zanzara tigre". Oltre a questo vettore principale, non bisogna dimenticarsi la possibilità di contagio da sangue infetto che mettono a rischio tutti coloro che si sottopongono a trasfusione di sangue o altri emoderivati.

Possibili conseguenza su neonati

Fino all'autunno scorso non si sospettavano conseguenze gravi per l'uomo, quando nello stato del Pernabuco, in Brasile, in pochi mesi si sono registrati circa 3500 casi di microcefalia, contro i circa 150 registrati ogni anno in tutto il paese. Così è cominciata una fase di studio sul fenomeno che sembra correlato in questi casi all'infezione Zika. Pare che il contagio potrebbe trasferirsi al nascituro tramite la placenta della madre infettata.

Al momento non ci sarebbero trattamenti risolutivi a questa patologia che potrebbe arrivare a creare problemi, soprattutto in fase di sviluppo, come ritardi nel discorso e nel movimento, all'equilibro, ritardo mentale e convulsioni.

Possibili conseguenze su adulti

Sono in fase di studio anche eventuali correlazioni fra il virus e altre patologie su adulti come ad esempio la sindrome di Guillain-Barré, una malattia del sistema nervoso periferico identificata dal dizionario di medicina Treccani "come la causa più frequente nel mondo di paralisi". Al momento sarebbe classificata come malattia incurabile, con un iter che potrebbe essere modificato o rallentato anche se marginalmente.

Come difendersi?

Si legge che gli Stati Uniti raccomanderebbero alle donne incinta di non viaggiare nei paesi a rischio; in Colombia si sarebbe chiesto alle donne di evitare gravidanze per i prossimi 6 mesi e in El Salvador fino al 2018. Nonostante le raccomandazioni apparentemente bizzarre e le conseguenze citate non ancora scientificamente certe, rimangono valide ragione per riflettere e cercare i modi di proteggersi.

Tutte le raccomandazioni sulla prevenzione segnalate sia in rete che dalle varie strutture sanitarie presenti in ogni paese del mondo sono da prendere in considerazione. Dove non viene specificato direttamente il virus Zika, generalmente possono essere prese in considerazione le stesse raccomandazioni di prevenzione e cura riferite a Dengue e Chikungunya. Al ritorno in Italiada un paese endemico, in presenza dei sintomi segnalati come positivi al virus, sarebbe il caso di sottoporsi ad accertamenti medici.

In questo modo si ridurrebbe il rischio di trasmissione alle "zanzare tigre" che a loro volta continuerebbero la proliferazione del virus.

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