Attualmente si stima che il diabete mellito di tipo 2 colpisce il 5.5% della popolazione italiana, ossia 3.3 milioni di persone), anche se un altro milione, è ancora senza diagnosi; si prevede che nel 2030, il 9% della popolazione ne sarà affetto.

In uno studio che verrà pubblicato in luglio 2016, sulla rivista British Journal of Nutrition, è stata analizzata l’efficacia della dieta macrobiotica, denominata Ma-Pi2, (ricca di cereali a chicco intero, legumi e ortaggi, priva di grassi, proteine animali e zuccheri aggiunti), sui markers metabolici, in pazienti con diabete di tipo 2.

E’ stato osservato un miglioramento significativo di diversi parametri: glucosio a digiuno, emoglobina glicosilata, profilo lipidico, indice di massa corporeae pressione sanguigna.

La dieta è stata nominata e adattata dal Prof. Mario Pianesi, per disordini metabolici come il diabete, partendo dalla filosofia antica orientale di ricerca di equilibrio tra Yin e Yang, due energie opposte che governano l’uomo e l’universo.

Vegetariana, caratterizzata da un contenuto basso di grassi, alto in fibre e carboidrati complessi, ha dimostrato di modificare la composizione della microflora gastrointestinale, selezionando batteri di controllo dei livelli di glucosio nel sangue e ad azione protettiva e antinfiammatoria per la barriera intestinale.

Microbiota intestinale nel diabete

Vive per la maggior parte nel colon, pesa ben circa 1500 grammi e ha diversi ruoli: produce aminoacidi, vitamine e acidi grassi a corta catena, è coinvolto nello sviluppo del sistema immunitario e nell’integrità della barriera intestinale.

Nel diabete, si trova in uno stato di squilibrio (disbiosi); di conseguenza si osserva una deregolazione metabolica e immunitaria.

La popolazione batterica è, infatti, arricchita di batteri ad azione proinfiammatoria (Enterobacteriaceae, Colinsella e Streptococcus), sostenitori dell’insulino-resistenza, mentre è carente di batteri come Fecalibacterium, Bacteroides e Prevotella, produttori di acidi grassi a corta catena (butirrato e propionato), coinvolti nel controllo del glucosio dell’ospite e nella regolazione della sensibilità dell’insulina.

Studio clinico

La ricerca, condotta presso il Department of Pharmacy and Biotechnology, University of Bologna, Italy, ha coinvolto soggetti in sovrappeso o obesi (BMI compreso tra 27 e 45 kg/m2), di età compresa tra 40 e 77 anni, con diabete mellito di tipo 2.

E’ stata somministrata una dieta macrobiotica, ricca di vitamine, sali minerali, prebiotici e probiotici: 50-55% di cereali a chicco intero (riso, miglio, orzo), 35-40% di ortaggi (cicoria, radicchio rosso, cipolla, cavolo, cavolo verza, carote, prezzemolo), 8-10% di legumi (lenticchie, fagioli neri, fagioli, ceci), gomasio (semi di sesamo arrostiti con sale marino grezzo), prodotti fermentati (miso, wandadou, jiangyou), salsa di soia, prugne in salamoia, alghe marine (kunbu, quindaicai, haitai, hiziki), tè beicha (tè verde senza caffeina).

E’ stata confrontata con una dieta mediterranea, di controllo, costituita da carboidrati (40-60%), proteine (10-20%), grassi (30%), provenienti da ortaggi, frutta, cereali, pesce, carne bianca, olio di oliva, con un basso consumo di carne rossa e moderato di vino.

Entrambi le diete hanno aumentato i batteri produttori di acidi grassi a corta catena, ma solo quella macrobiotica ha diminuito quelli ad azione pro-infiammatoria, spiegando la maggiore efficacia nel controllare i markers metabolici.

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