La salute è la prima cosa, una frase che si sente dire quotidianamente, soprattutto da chi è avanti con l'età. Sappiamo anche che il motore del nostro corpo è il cuore, quindi assicurare il suo costante e buon funzionamento attraverso la cura del nostro corpo e del nostro spirito è fondamentale. Questo perché bisogna attenuare il rischio di passare una vecchiaia piena di problemi cardiocircolatori. Dunque si capisce bene come il tema al centro di questa discussione sia il cuore e in particolare il trapianto di questo organo in forma artificiale.
Ecco l'analisi di un chirurgo italiano ormai esperto di questo settore della medicina.
Il cuore artificiale, la situazione secondo un esperto italiano
Come anticipato nell'introduzione, quando si parla di cuori artificiali, si può menzionare il direttore di cardiochirurgia dell'Ospedale Niguarda di Milano, dottor Russo. Egli può essere definito il record man italiano dei trapianti, poiché ha partecipato direttamente all'impianto di cuori meccanici nella maggior parte dei 250 interventi cardiochirurgici eseguiti nella struttura milanese. Il dottor Russo fa il punto della situazione al convegno che si tiene nel prestigioso Centro cardiologico Gasperis dello stesso Niguarda.
Ebbene, egli conferma che ulteriori passi positivi sono stati fatti in merito alla fase di attesa tra impianto di un cuore artificiale e impianto del cuore di un donatore.
Ovvero gli oggetti meccanici essendo tali durano un tempo limitato, ma il progresso ha portato a realizzare un cuore bionico che qualche paziente è riuscito a tenere in corpo per oltre 5 anni. Questo anche perché, come sostiene il luminare, è importante la tempestività, cioè riuscire a intervenire quando un paziente è ancora il più possibile cosciente.
In sintesi, grazie all'evoluzione tecnologica, che ha permesso la miniaturizzazione di componenti meccanici, è stato possibile ridurre le dimensioni e l'invasività di un'intera struttura cardiaca che in passato poteva causare gravi infezioni. Il risultato è stato quello di consentire la sopravvivenza, almeno fino a quando non avvenga la donazione di un cuore umano, di soggetti con malattie croniche di carattere cardiaco che hanno portato a coinvolgere anche altri organi del corpo.