Come è cambiata la salute degli italiani negli ultimi 50 anni? Il censis prova a dare una risposta a questo quesito. Si è allungata la vita media ma restano ancora importanti differenze tra i diversi territori. Internet ha favorito una informazione sanitaria sempre più individuale e sempre più confusa, come è successo con le vaccinazioni dove, a volte, leggende infondate hanno preso il sopravvento sulle posizioni scientificamente rilevanti, minacciando l’incolumità dei singoli soggetti oltre che di intere comunità.

Per gli uomini, la speranza di vita alla nascita non superava i 64 anni

Negli anni sessanta (1950-1960) in Italia si respirava un’aria di benessere. L’economia andava bene e nascevano sistemi di tutela della Salute collettivi, come le “mutue”, che assicurano un’assistenza sanitaria e una strategia di prevenzione abbastanza capillare.

Gli italiani passarono da 47 a 54 milioni, e la speranza di vita era di 63,7 anni per gli uomini e 67,2 anni per le donne, per aumentare ancora nel decennio successivo mentre calava la mortalità infantile.

Gli ultra65enni continuavano ad aumentare con un trend che è proseguito nei decenni successivi fino ai giorni nostri.

Gli antibiotici avevano cambiato il destino dell’epidemiologia: negli anni ’30 i decessi per infezione erano il 15,2%, ridotti a 2,9% negli anni ’60, mentre le morti per tumori aumentavano così come le morti per cause cardiocircolatorie. Gli anni sessanta erano gli anni del boom economico con PIL, reddito nazionale e quello pro-capite che, in un decennio (1960-1970), erano quasi raddoppiati.

Arrivano gli anni ’70 e ‘80

La crescita inizia a rallentare, gli italiani arrivano a 56 milioni e la speranza di vita supera i 70 anni. Nelle case degli italiani arriva la TV e la lavatrice, mentre sempre più donne trovano un lavoro retribuito. Intanto nasce il SSN (1978), e la vaccinazione diventa di massa.

Nel decennio successivo continua la crescita anche se a livelli più attenuati. Nel 1989 gli italiani sono quasi 56,7 milioni e la loro aspettativa di vita è ancora aumentata (73,6 anni per gli uomini e 80,2 per le donne).

Le condizioni igieniche sono migliorate e i progressi della medicina fanno sì che la mortalità infantile si riduca ulteriormente (8,7/1000 nel 1989). Crescono livello di istruzione e tasso di occupazione femminile. Nasce un settore intermedio dell’economia, il “terziario”, cioè la società dei servizi.

Questo è il decennio che segna il passaggio dal concetto di cura al concetto di prevenzione. In campo farmaceutico la ricerca fa enormi progressi mettendo a disposizione nuovi farmaci per combattere molte patologie come malattie cardiovascolari, ulcere, leucemie, epatite e persino l’AIDS.

Cambio millennio

Nel passaggio dal 2° al 3° millennio la società italiana inizia a cambiare pelle. Diminuisce la crescita demografica, aumentano gli anziani, aumentano gli stranieri, rallenta la crescita del reddito pro-capite, si fa sempre più prevenzione, lavastoviglie, computer e cellulari sono alla portata di tutti.

Arrivano nuovi farmaci mentre la figura del medico inizia a cambiare e, da depositario unico delle conoscenze mediche, diventa soggetto da sfidare, e da denunciare. La prevenzione prende il sopravvento.

Il primo decennio del nuovo millennio fa registrare un drastico rallentamento dell’economia (PIL intorno al 3% per azzerarsi negli anni successivi).

Gli stranieri che vivono in Italia sono più di 3 milioni per arrivare a 5 milioni ai giorni nostri. Il decentramento di competenze alle regioni è un elemento che favorisce le disparità di trattamento nei territori.

Tra il 2009 e il 2016 l’Italia vive gli anni della crisi economica, il ceto medio si riduce e aumentano le disparità e le disuguaglianze. Sempre meno giovani lavorano e aumentano gli ultra65enni (22%). La natalità si riduce sotto i 500 mila, dato più basso dall’Unità d’Italia.

E’ opinione diffusa che sprechi, frodi e corruzione sono alla base della maggior parte dei problemi del Paese, compreso l’ambito sanitario.

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