Dopo lo strano virus, di cui ancora non si conosce il ceppo, che ha mietuto vittime in Liberia alla fine di aprile, ecco scoppiare in Africa un nuovo focolaio del virus Ebola, la febbre emorragica che, nel corso degli ultimi anni, sta mietendo numerose vittime nel continente africano. Malattia che ha preoccupato e continua a preoccupare le autorità sanitarie mondiali, prime fra tutte l'Onu e in particolare l'Oms, l'Organizzazione mondiale della Sanità, per le possibili ripercussioni a livello internazionale.

Il nuovo caso, di cui stiamo dando conto, si è verificato nella Repubblica Democratica del Congo.

L'Oms parla esplicitamente di epidemia di ebola. E in effetti i casi sospetti sono nove, ma sono già tre le persone decedute di cui soltanto di una si è potuto, finora, accertare mediante test di laboratorio che è morta proprio in seguito alla febbre emorragica.

La zona colpita e le contromisure adottate dalle autorità

La Repubblica Democratica del Congo conta 77 milioni di persone circa e l'epidemia si è sviluppata nella zona Nord Est del Paese, precisamente nella provincia di Bas-Uele a circa 1300 km dalla capitale Kinshasa. Secondo fonti locali la nuova epidemia di Ebola sarebbe iniziata quasi alla fine del mese scorso, intorno al 22 aprile. Si tratta secondo quanto ha riferito il ministro della Sanità del Congo, Oly Ilunga, della ottava epidemia di virus della febbre emorragica nel paese.

L'ultima si era verificata appena tre anni fa nel 2014. Secondo il giornalista Tulip Mazumdar della BBC, la zona colpita dalla nuova epidemia è piuttosto remota e arretrata e avrà non poche difficoltà ad affrontare questa nuova battaglia. Ma, nello stesso tempo, come ricordava il ministro della Sanità, la Repubblica Democratica del Congo è il paese che più di ogni altro al mondo ha dovuto combattere contro Ebola, quindi sa come affrontarlo.

Il Ministro Oly Ilunga, infatti, parlando alla televisione pubblica, ha invitato la popolazione a non cadere vittima del panico e ha, nel contempo, assicurato che le autorità stanno prendendo tutte le misure necessarie per rispondere efficacemente a questa nuova epidemia di Ebola. L'Oms stessa sta collaborando strettamente con le autorità congolesi allo scopo di bloccare sul nascere questo nuovo focolaio che è scoppiato in una zona difficilmente raggiungibile.

Il contributo di Msf

Da parte sua, Medici Senza Frontiere sta inviando a Likati, villaggio della provincia di Bas - Uele dove è iniziato il contagio, una equipe composta da 14 persone che si affiancheranno al team di 10 persone inviato dal Ministero della Sanità congolese. L'equipe è composta da un epidemiologo, medici, infermieri, logistici, esperti di igiene. Dopo un esame preliminare della situazione l'equipe potrebbe anche formare un Centro trattamento Ebola per l'analisi e la cura dei casi sospetti e accertati. Potrebbe anche collaborare con le autorità sanitarie locali nel triage ed eventuale spostamento dei casi più pericolosi, attuare un sistema di sorveglianza epidemiologica e garantire che siano attuate le principali norme di igiene per fermare il propagarsi del virus.

Circa quindici tonnellate di medicinali sarebbero già in viaggio verso Likati per far sì che il team sia operativo al più presto. Tra queste anche quasi 300 mila dosi di vaccino.

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