Pochi giorni fa all'ospedale Le Molinette di Torino sono stati eseguiti un trapianto di fegato e due trapianti di reni con una tecnica mai utilizzata prima d'ora: gli organi sono stati tenuti in vita artificialmente dalle 10 alle 23 ore prima dell'operazione nel corpo di una donna piemontese già deceduta e successivamente inseriti in apposite macchine da perfusione.

Il momento della donazione degli organi

La donatrice ha avuto un improvviso attacco cardiaco e a nulla sono servite le manovre di rianimazione eseguite sia sul posto che in ospedale. Il professore 54enne del Centro trapianti di fegato delle Molinette, Renato Romagnoli ha spiegato: "Abbiamo provato di tutto per tentare di salvarle la vita, ma l'arresto cardiocircolatorio è stato immediato".

Hanno tentato anche con il posizionamento di cannule nei vasi femorali per innescare un processo artificiale di ossigenazione e circolazione sanguigna extracorporea, ma senza alcun esito. In seguito all'accertamento della morte della donna, la famiglia ha deciso di dare il consenso per la donazione degli organi non danneggiati dall'infarto, come il fegato e i reni.

La corsa contro il tempo

Si è intervenuto nell'immediato al fine di preservare gli organi in questione che hanno poi consentito di salvare altre vite. Attraverso delle tecniche sofisticate e complesse di "preservazione", la dottoressa di anestesia e rianimazione Marinella Zanierato è riuscita a garantire l'ossigenazione di fegato e reni, effettuando una circolazione extracorporea dei soli organi addominali del cadavere.

In questo modo, questi ultimi sono stati tenuti in vita all'interno del corpo della donna per cinque ore. "La catena del caldo, specialmente per quanto concerne il fegato va preservata ad ogni costo - ha aggiunto il professor Romagnoli - ogni minuto di mancanza d'ossigeno comporta un danno". Successivamente gli organi sono stati prelevati dalla donatrice, utilizzando le tecniche tradizionali di espianto.

Il contrattempo

Proprio quando tutto sembrava andare per il verso giusto, i medici si sono trovati alle prese con un inconveniente: le équipe dei trapianti erano alle prese con due trapianti di fegato e due di rene. Allora si è pensato di continuare a tenere in vita gli organi della donatrice all'esterno del corpo, grazie al sangue umano.

Il fegato è stato tenuto in vita per quasi un giorno intero, prima di essere impiantato in un paziente, invece i reni sono stati preservati per circa 10 ore. "Ogni fase è avvenuta in sicurezza - ha assicurato il dottor Renato Romagnoli - Il fegato è stato valutato in esterno e funzionava come un orologio". Infine il fegato e i reni della donatrice sono stati trapiantati con successo e hanno consentito di aiutare tre pazienti che attualmente sono stati dimessi dall'ospedale e stanno bene. È un progresso della Scienza medica che potrebbe consentire ai medici di salvare altre vite umane.

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