La giornata mondiale dedicata al cervello è una iniziativa promossa dalla World Federation of Neurology (WFN), partita sei anni fa, per fare il punto su una serie di problematiche neurologiche associate al cervello come ictus, demenza, Alzheimer, ecc. Quest’anno i promotori hanno voluto dedicare la giornata al Morbo di Parkinson, una malattia neurodegenerativa progressiva. La più diffusa al mondo dopo l’Alzheimer.

Il tallone d’Achille della vecchiaia

Il 10-20% degli individui di età compresa tra 60 e 80 anni deve fare i conti con almeno una patologia neurologica. La percentuale si eleva a circa il 30% nella popolazione ultra 80enne.

Per attivare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, ed incrementare la consapevolezza attorno alle patologie neurologiche e neurodegenerative, ogni anno viene dedicata una giornata a questi problemi di Salute.

L'iniziativa parte nel 2014, grazie alla World Federation of Neurology (WFN). La data del 22 luglio per questa giornata di sensibilizzazione non è stata scelta a caso, ma è legata alla fondazione della stessa World Federation of Neurology avvenuta il 22 luglio del 1957, a Bruxelles. Quest’anno la WFN insieme alla International Parkinson and Movement Disorder Society, hanno deciso di dedicare il 22 luglio al morbo di Parkinson. Nel mondo sono sette milioni le persone, di tutte le età, colpite da Parkinson.

Una patologia degenerativa che, a seconda dei territori, deve far conto di problematiche differenti. In molti territori non ci sono i farmaci essenziali per assicurare il controllo della malattia. Nei Paesi economicamente più evoluti sono richieste maggiori risorse per stabilire la causa della sua insorgenza e per arrivare ad una diagnosi precoce.

Oltre alle necessità di supporto per i caregiver (badanti e assistenti) che devono far fronte a problematiche specifiche e peculiari.

Una popolazione che invecchia

Il 12% della popolazione mondiale oggi ha più di 60 anni. Ma questi numeri sono destinati a crescere. Entro il 2050 gli esperti hanno stimato che gli individui di età superiore ai 60 anni saranno circa due miliardi e questo si rifletterà sul numero di pazienti che potrebbero essere interessati da malattie neurologiche.

Ma come fare a contrastare Alzheimer, Ictus, Demenza e Morbo di Parkinson, ovvero le più comuni patologie neurologiche che colpiscono in modo crescente con l’avanzare dell’età? Il miglior antidoto sembra essere l’attività fisica e l’impegno mentale. Unito ad una dieta ricca di agenti antiossidanti. Gli anziani devono rimanere mentalmente e socialmente attivi, impegnandosi in attività sociali e ricreative come viaggi, lettura e scrittura, volontariato, attività di giardinaggio, relazioni affettive e sociali. Assolutamente da bandire le condizioni e le attività che possono favorire uno stato ansioso e depressivo. Infatti, ricorrere a farmaci che agiscono direttamente sul Sistema Nervoso Centrale (SNC) - come ansiolitici ed ipnoinducenti – o indirettamente – come antipertensivi, ipoglicemizzanti, ormoni, ecc.

- che possono in qualche modo avere un effetto sul SNC, potrebbero compromettere l’efficienza mentale.

Una ricerca pubblicata su New England Journal of Medicine ha determinato una riduzione del 74% del rischio di contrarre la demenza nelle persone che si dilettano con i giochi da tavolo. Una riduzione del 69% in coloro che suonano uno strumento musicale. Un 41% in chi si cimenta con il cruciverba e un 35% in meno in chi legge assiduamente. Inoltre, gli anziani (e non solo) devono abolire totalmente il fumo di sigaretta e monitorare i valori pressori e sottoporsi ad esami ematochimici, soprattutto controllo della colesterolemia e della glicemia. E, ai primi sintomi, anche se transitori, di deficit della forza muscolare o della lucidità mentale, del sonno, dell’equilibrio, del movimento e del linguaggio, è opportuno fare un’indagine approfondita sia per escludere problemi degenerativi in atto oppure per arrivare ad una diagnosi precoce.

Questo può evitare o ritardare delle spiacevoli condizioni invalidanti permanenti.

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