Una terapia a ultrasuoni guidata da risonanza magnetica offre nuova speranza ai pazienti con Parkinson resistente ai farmaci e tremore essenziale. Al Policlinico Universitario Vanvitelli di Napoli, i primi dieci pazienti (otto campani e due da fuori regione) hanno ricevuto questo innovativo trattamento, che elimina i tremori invalidanti senza bisturi o procedure invasive.

La procedura si avvale di un "caschetto" indossato dal paziente all'interno di uno scanner per risonanza magnetica. Il sistema permette di colpire con estrema precisione aree cerebrali millimetriche responsabili dei disturbi del movimento, con un approccio non invasivo e mirato.

Mauro Sellitto, ingegnere di Caserta di 72 anni, è tra i primi a beneficiare di questa tecnologia, testimoniando: “Il Parkinson limitava quasi del tutto la mia autonomia. Dopo la terapia a ultrasuoni, il tremore dal lato destro è sparito. Oggi riesco di nuovo a guidare l’auto, farmi la barba, scrivere a mani libere, usare le posate per mangiare. Un risultato che mi ha restituito il futuro che sembrava compromesso dalla malattia”.

Come funziona la terapia a ultrasuoni

Il sistema del Vanvitelli, unico nel Mezzogiorno e tra i pochi a livello nazionale, impiega un casco con oltre mille sorgenti ultrasoniche. Queste dirigono gli ultrasuoni verso una piccola parte del cervello coinvolta nei disturbi del movimento, necrotizzando l’area responsabile del tremore.

La procedura dura in media tre o quattro ore; il paziente resta sveglio, con controlli in tempo reale che evidenziano un beneficio motorio immediato. L’azione terapeutica è controlaterale: il trattamento sull’emisfero cerebrale destro risolve il tremore a sinistra e viceversa.

I risultati sui primi dieci pazienti (quattro con Parkinson e sei con tremore essenziale, patologia finora priva di farmaci efficaci) sono stati notevoli. Trattati da fine novembre, hanno recuperato l’autonomia funzionale con effetto immediato e una riduzione del tremore dall’80% al 100%, con un solo caso al 40-50%, comunque clinicamente rilevante. I dati di follow-up indicano un controllo significativo dei sintomi anche dopo cinque anni, pur con possibile parziale ricomparsa legataalla progressione della malattia.

In questi casi, la procedura è ripetibile dopo accurata valutazione clinica e radiologica. L'accesso alla terapia è garantito da un rigoroso screening.

Impatto e prospettive future

Gianfranco Nicoletti, Rettore dell’Ateneo Vanvitelli, ha sottolineato come questo approccio “rappresenti un significativo miglioramento in termini di sicurezza, appropriatezza clinica e qualità della vita dei pazienti”. La tecnologia apre nuove e importanti prospettive per la ricerca traslazionale e clinica, promuovendo programmi scientifici avanzati e percorsi formativi per studenti e ricercatori.

Mario Iervolino, Direttore generale dell’AOU Vanvitelli, ha evidenziato che l’acquisizione dell'apparecchiatura ha permesso alla Campania di distinguersi come unica Regione del Mezzogiorno, e tra le poche a livello nazionale, a offrire tale trattamento.

Questo consolida il ruolo del Policlinico come centro di riferimento per i cittadini, riducendo la migrazione sanitaria, e come polo di eccellenza che valorizza il legame tra assistenza clinica e ricerca universitaria.

Il Professore Alessandro Tessitore, Ordinario di Neurologia e Direttore UOC Neurologia, ha aggiunto che le recenti evoluzioni della tecnica e la selezione di bersagli terapeutici differenziati dimostrano benefici motori significativi anche in pazienti con forme di Parkinson prive di tremore, caratterizzate da rigidità e rallentamento motorio prevalenti da un lato del corpo. Questo ampliamento rappresenta una concreta opzione terapeutica quando la terapia farmacologica non è più sufficiente.