È stato registrato il primo decesso per virus West Nile a Pordenone dall'inizio del 2026. La vittima è un uomo residente a Pasiano, le cui condizioni si sono aggravate a seguito dell'infezione, trasmessa da una zanzara. La notizia è stata confermata il 15 settembre 2026.

L'Azienda sanitaria del Friuli Occidentale (Asfo) ha attestato il legame tra il decesso e il virus. Sono in corso verifiche per definire le misure sanitarie preventive da adottare nel territorio in cui si ritiene possa essere avvenuto il contagio, con l'obiettivo di individuare gli interventi più opportuni per la salute pubblica.

Il caso nel Pordenonese

Il decesso a Pasiano evidenzia la persistenza del West Nile Virus nel territorio pordenonese. L'infezione, veicolata da zanzare, richiede l'identificazione precisa dell'area di potenziale esposizione per l'attuazione di specifiche strategie di prevenzione. Il caso è il primo accertato nella provincia di Pordenone per il 2026.

Non sono stati diffusi ulteriori dettagli anagrafici sull'uomo deceduto né informazioni sulle sue condizioni pregresse. Le indagini attuali si concentrano sulle decisioni sanitarie da implementare per contenere la diffusione del virus nella zona interessata.

Il quadro nazionale della sorveglianza

Il monitoraggio nazionale del West Nile Virus, aggiornato al 9 settembre 2026, mostra un'ampia diffusione del virus in Italia.

Dall'inizio della sorveglianza stagionale, sono stati segnalati 594 casi confermati di infezione nell'uomo. Di questi, 306 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva, la più severa, inclusi alcuni casi importati.

Il report evidenzia inoltre 81 casi asintomatici, identificati principalmente in donatori di sangue, e 202 casi di febbre. Si aggiungono quattro casi con altri sintomi e un caso asintomatico. La circolazione del WNV è stata dimostrata in 79 province, distribuite in 19 regioni italiane, indicando una notevole estensione geografica del fenomeno.

Un dato cruciale riguarda i decessi: sono state notificate 41 vittime tra i casi confermati. La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive autoctone, si attesta al 13,3%. Questo valore, sebbene leggermente inferiore al 15,0% registrato nello stesso periodo del 2025, conferma la gravità della patologia e l'importanza delle misure di sorveglianza e prevenzione.