Il reparto di neurochirurgia dell'ospedale regionale Umberto Parini di Aosta ha segnato un traguardo significativo il 30 settembre 2026, eseguendo il primo impianto in Italia di una protesi sostitutiva di vertebra cervicale trattata con argento. Questo intervento all'avanguardia ha interessato un paziente oncologico di 54 anni, affetto da una metastasi localizzata alla quinta vertebra cervicale, nota come C5. La patologia aveva compromesso gravemente la struttura vertebrale, rendendo la colonna instabile e causando una progressiva e pericolosa compressione del midollo cervicale, oltre che dei nervi diretti al braccio, con conseguenze potenzialmente devastanti per la funzionalità motoria e sensoriale del paziente.

L'équipe chirurgica, che ha condotto con successo questa complessa operazione, è stata sapientemente guidata dal dottor Pier Federico Pretti, affiancato dai dottori Stefano Marasco e Alessandro Agnoletti. La protesi impiegata, un vero e proprio gioiello di ingegneria biomedica, è stata ideata dallo stesso dottor Pretti e successivamente realizzata da un'azienda specializzata. Il processo produttivo chiave consiste in una tecnica di ionizzazione avanzata che permette di legare saldamente l'argento alla superficie del titanio, materiale di base dell'impianto. La scelta dell'argento non è casuale: è stata dettata dalle sue riconosciute proprietà antibatteriche, fondamentali per agire direttamente sulla superficie dell'impianto, un'area notoriamente vulnerabile alla proliferazione batterica e alla formazione del biofilm, che rappresenta una delle principali cause di complicanze infettive post-operatorie.

La procedura chirurgica innovativa ad Aosta

La preparazione all'intervento ha incluso una fase preliminare cruciale: il paziente è stato sottoposto a un'embolizzazione della vertebra interessata, eseguita con precisione dalla neuroradiologia interventistica. L'obiettivo di questa manovra era quello di interrompere l'apporto sanguigno alla sede della metastasi, riducendo così il rischio di emorragie durante la fase successiva. Successivamente, l'équipe chirurgica ha proceduto con una corpectomia cervicale per via anteriore. Attraverso una piccola e mirata incisione nella parte anteriore del collo, i chirurghi hanno raggiunto la colonna vertebrale, hanno rimosso con estrema cura la vertebra C5 compromessa dal tumore e hanno liberato il midollo spinale e le delicate strutture nervose che erano state compresse dalla massa tumorale, ripristinando lo spazio vitale per queste formazioni essenziali.

Al posto della vertebra rimossa, i chirurghi hanno inserito una protesi cava in titanio, comunemente definita "mesh", specificamente progettata per questa funzione. Questa protesi è stata poi saldamente fissata alle vertebre adiacenti mediante l'utilizzo di una placca e viti, garantendo una stabilizzazione robusta e duratura della colonna cervicale dopo l'asportazione della vertebra malata. La decisione strategica di trattare la superficie della protesi con argento è intrinsecamente legata alla necessità di mitigare il rischio infettivo associato ai dispositivi impiantati. Le infezioni rappresentano una complicanza particolarmente rilevante e temuta nella chirurgia vertebrale, e il loro impatto è ancora più critico e potenzialmente devastante nei pazienti oncologici, la cui risposta immunitaria è spesso compromessa.

Il ruolo cruciale dell'argento nella prevenzione delle infezioni

Il dottor Pretti ha sottolineato l'importanza di considerare il paziente oncologico come un individuo particolarmente fragile, con un rischio di sviluppare infezioni post-operatorie significativamente più elevato rispetto alla media. In questo contesto, la protesi trattata con argento si propone come una soluzione innovativa e promettente, mirando a contrastare attivamente la proliferazione dei microrganismi patogeni sulla superficie dell'impianto. Questo approccio pionieristico non solo mira a migliorare la sicurezza e l'esito degli interventi di chirurgia vertebrale complessi, ma apre anche nuove prospettive nella prevenzione delle complicanze infettive, offrendo una speranza concreta per i pazienti più vulnerabili e consolidando la posizione dell'ospedale di Aosta come centro di eccellenza nell'innovazione medica.