Il Tour de France numero 102 partirà sabato 4 luglio da Utrecht (Olanda), con una crono individuale, l'unica in questa manifestazione, della durata di 14 km, e vedrà la sua conclusione nella tappa dei Campi Elisi, storico arrivo trionfale a Parigi, il 26 luglio.

I quattro moschettieri

La narrazione inizia obbligatoriamente con Vincenzo Nibali, neo campione italiano e vincitore dell'ultima edizione del Tour, accompagnato da un team totalmente rinnovato negli uomini rispetto a quello messo a disposizione di Fabio Aru al Giro d'Italia, ad eccezione dell'estone Tanel Kangert.

La startlist comprende: Westra, Boom, Fuglsang, Grivko, Gruzdev, Kangert, Taaramae, e Michele Scarponi, unico italiano in squadra.

Una squadra forte ed eterogenea per lo "Squalo dello Stretto" che non ha paura di tornare a confrontarsi con i migliori, come spiega all'Ansa: "Come ho già detto, rivincere il tour non è un'ossessione per me, semmai rappresenta uno stimolo in più. Le ossessioni, alla lunga, ti logorano". Conclude poi sui suoi avversari per la maglia gialla: "Sono tutti e tre dei grandi campioni (Quintana, Contador e Froome, ndr), che anche quest'anno hanno dimostrato di essere in forma e capaci di vincere le competizioni alle quali hanno partecipato".

Tutt'altro che mediterraneo, invece, il clima in casa Sky. Dopo un non entusiasmante Giro con Richie Porte, non sarebbe infatti tollerato un altro fallimento, con il leader della squadra Chris Froome animato da un senso di rivalsa, scaturito dal ritiro nell'ultima edizione della manifestazione, e pronto a dare battaglia. La sfida, per il numero uno di Sky Dave Brailsford "sarà riuscire a dare il massimo in ogni singolo ruolo.

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Se i ragazzi ci riusciranno, sono sicuro che vinceremo noi", così ha detto alla Gazzetta dello Sport.

Fari puntati anche su Nairo Quintana, capitano della Movistar, in cerca del primo trionfo in terra transalpina dopo il secondo posto al Tour 2013 e la vittoria al Giro d'Italia nel 2014 .Traspare infatti fiducia nelle parole del colombiano alla Gazzetta dello Sport: "Il percorso mi piace, bisogna fare attenzione ad alcune tappe però il disegno è buono, ripeto, mi piace.

Abbiamo buone possibilità, ci sentiamo in grado di far bene, non vedo perché non dovremmo pensare di vincere".

Infine l'ultimo moschettiere, il "pistolero" Alberto Contador, fresco vincitore del Giro, con tutte le conseguenze che ciò comporta: è infatti difficile valutare con quante energie fisiche il corridore spagnolo giunga ad affontare la corsa, anche se quelle mentali non sembrano mancare, come dichiarato al giornale spagnolo El Pais: "è una sfida personale, un grande sogno, e chi dice che vincere Giro e Tour nella stessa stagione è impossibile mi motiva anche di più".

Tutti per il giallo

Quattro moschettieri insomma, in corsa per una nobile causa, fatta di gloria, coraggio e forza di squadra, per uno degli sport indubbiamente più dispendiosi e incredibilmente appassionanti, che possiamo racchiudere in una sola parola: sacrificio.

Nel 1844 Alexandre Dumas ha dato vita a dei personaggi valorosi, giusti e leali, personaggi ormai entrati nella storia e nella cultura universale del mondo.

Profanamente si potrebbero sostituire ai nomi degli originari Athos, Porthos, Aramis e D'Artagnan quelli degli odierni contendenti: Nibali, Froome, Quintana e Contador. Lo spettacolo per quella che appare una delle corse più combattute degli ultimi anni è assicurato; il motto, invece, che potrebbe racchiudere in sé tutto il senso dello sport, è già noto: "tutti per uno, uno per tutti".





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