Sono passati più di nove mesi dal controllo alla Vuelta Espana in cui Chris Froome risultò positivo al salbutamolo ed ancora tutto il mondo del Ciclismo è in attesa della sentenza. Il campione britannico nel frattempo ha corso e vinto il Giro d’Italia [VIDEO] e si sta preparando per dare l’assalto anche al Tour de France. È molto improbabile che il verdetto possa arrivare da qui alla partenza del Tour, come ha spiegato il presidente dell’Uci David Lappartient. In un’intervista concessa a Le Parisien il dirigente francese ha spiegato perché il caso sta andando avanti così a lungo, ma ha anche dato la sua opinione sulla scelta di Froome di continuare a correre.

Lappartient: ‘Un problema incredibilmente complesso’

Nella lunga chiacchierata con il giornale francese Le Parisien, tutta incentrata sul caso Froome [VIDEO], il presidente dell’Uci David Lappartient ha spiegato come si sia trovato di fronte ad una situazione complicatissima.

“Sono stato eletto presidente dell’Uci e un’ora dopo sono stato informato del controllo di Froome. Tutti hanno difficoltà a capire come dopo nove mesi la situazione non sia progredita. Ma questo problema è incredibilmente complesso, come senza dubbio nessun altro nel mondo del ciclismo” ha dichiarato il presidente, aggiungendo poi un personale ma significativo punto di vista sulla scelta di Froome di correre nonostante il procedimento aperto nei suoi confronti.

“Il mio punto di vista è sempre stato che la cosa migliore sarebbe che non partecipasse alle corse.

Questo avrebbe calmato le cose e lui avrebbe potuto concentrarsi sulla sua difesa. Ha scelto di correre e rispettiamo il suo diritto’ ha spiegato Lappartient. Per la particolare natura del farmaco incriminato, il salbutamolo, il regolamento antidoping permette infatti al corridore di continuare l’attività in attesa della sentenza. In passato però altri atleti nella stessa situazione di Froome, come Ulissi e Petacchi, erano stati sospesi dalle rispettive squadre.

1500 pagine di rapporti scientifici

Lappartient ha sottolineato come la differenza sui tempi dei casi del passato rispetto a quanto sta succedendo con Chris Froome dipende in sostanza dalla forza economica del Team Sky. La squadra britannica ha portato una mole impressionante di documenti scientifici in difesa del suo corridore, cosa che non aveva potuto fare chi era rimasto invischiato in una situazione simile in precedenza.

“Per la gente comune è difficile capire: diranno che cosa sta facendo l’Uci? Ma il suo caso è molto più complesso di altri.

Giustamente ha più mezzi per dimostrare questa complessità, là dove altri avevano lasciato perdere non essendo in grado di compiere procedure più articolate. Non c’è un lassismo dell’Uci. È solo che esiste una procedura e ci sono 1500 pagine di rapporti scientifici da analizzare. Dobbiamo rispettare la procedura, i diritti di Froome come i nostri. Naturalmente questo richiede più tempo del previsto” ha spiegato Lappartient, che ha di fatto chiuso alla possibilità che la sentenza arrivi prima del Tour de France.

“Il mio desiderio era che fosse giudicato prima del Giro d’Italia, ma non è stato così. Ora vorrei che si sistemasse prima del Tour, ma devo essere realistico: penso che non sarà il caso” ha dichiarato il presidente dell’Uci.