La risalita dell’Italia negli sport invernali, culminata nel record di medaglie a Milano‑Cortina, è stata attribuita dal presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, al “metodo di lavoro” adottato. Questo approccio ha posto l’atleta al centro del progetto. L’intervento è avvenuto il 23 febbraio 2026, durante la trasmissione Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1.

Il metodo al centro del successo

Buonfiglio ha spiegato che “non abbiamo lasciato nulla al caso”, mettendo l’atleta al centro con le sue esigenze e valorizzando le caratteristiche su cui lavorare.

Questo ha permesso di creare “un’armonia”, facilitando il raggiungimento di un obiettivo comune chiaro.

Ha sottolineato l'importanza di “rendere partecipi tutti per l’obiettivo da raggiungere”, evitando di “appropriarsi del successo” e verificando costantemente le aree di miglioramento. Questo processo è già in corso in vista di Los Angeles 2028.

Dal punto più basso a un traguardo storico

Il presidente del Coni ha ricordato il “punto più basso” toccato dall’Italia negli sport invernali ai Giochi di Vancouver 2010. Da allora, grazie al metodo introdotto, si è giunti a un risultato storico a Milano‑Cortina, con un numero record di medaglie.

Un contesto di continuità

In precedenza, Buonfiglio aveva già espresso fiducia nella preparazione degli atleti e degli staff tecnici, affermando che “il lavoro c’è” e che “atleti e atlete sono preparati, gli staff hanno fatto il loro dovere”.

Pur senza porre limiti numerici, l’Italia si era preparata a fare meglio rispetto alle edizioni olimpiche precedenti.

A cento giorni dall’inizio dei Giochi, era stato fissato un obiettivo minimo di diciannove medaglie, due in più rispetto a Pechino, confermando anche l’impegno nel garantire premi adeguati per gli atleti.