Il marciatore italiano Alex Schwazer ha visto respinta la sua richiesta di analisi dell’urina “residuale” del campione prelevato il 26 aprile. La NADA Germania ha motivato il rifiuto adducendo non conformità alle procedure del Codice mondiale antidoping e mancanza di tracciabilità (Chain of Custody). La decisione segue una presunta positività all’eritropoietina riscontrata in un controllo antidoping in Germania. L'apertura e l'analisi delle provette B a Colonia sono state fissate per il 6 luglio alle ore 10, ma senza l'esame del residuo.
Schwazer aveva richiesto l'analisi di una “terza provetta” di urina residua, consegnata durante il controllo.
Di fronte al diniego della NADA, che ha giudicato la richiesta non conforme, l'atleta ha rinunciato alla controanalisi. Ha dichiarato di non fidarsi dei controlli della stessa istituzione, richiamando irregolarità del 2016. Un'ordinanza del Tribunale/GIP di Bolzano aveva accertato nel 2016, con alto grado di credibilità razionale, l'alterazione dei suoi campioni.
L'avvocato Brandstaetter, legale di Schwazer, ha ribadito fiducia nell'atleta, richiedendo i “Documentation Packages” delle prove A e riservandosi iniziative legali a tutela di Schwazer e per la ricerca della verità.
Il contesto della sospensione e i precedenti
La sospensione cautelare di Schwazer è scattata dopo il rilevamento di eritropoietina (EPO) in urine e sangue.
I campioni erano stati prelevati il 26 aprile durante i campionati tedeschi di marcia su strada, dove l'atleta aveva stabilito un record italiano (3h01’55”). La NADA ha avviato un procedimento secondo il Codice mondiale antidoping (WADC21), il Codice nazionale antidoping tedesco (NADC21) e il regolamento della Federazione tedesca di atletica (DLV). Una denuncia è stata presentata alla procura competente, poiché in Germania il doping è reato penale.
Schwazer, già squalificato per positività all’EPO prima delle Olimpiadi 2012 e per steroidi nel 2016, ha sempre negato gli addebiti. In questa nuova circostanza, la difesa punta sulla “terza provetta” come elemento cruciale per dimostrare l'innocenza, contestando procedure e risultati.