Una vasta manifestazione ha animato le strade di Madrid, con migliaia di persone scese in piazza per esigere le dimissioni immediate del presidente del Governo, Pedro Sánchez, e la convocazione anticipata delle elezioni generali. L’iniziativa, promossa dalla Sociedad Civil Española e denominata ‘Marcha por la Dignidad’, ha preso il via dalla storica piazza di Colón per concludersi all’Arco della Vittoria, nel quartiere di Moncloa, seguendo il percorso prestabilito lungo la calle Génova.
Le stime sulla partecipazione hanno mostrato una notevole discrepanza: la delegazione del Governo ha indicato circa quarantamila partecipanti, mentre gli organizzatori hanno dichiarato una presenza di ben centoventimila persone.
I manifestanti hanno sventolato numerose bandiere spagnole e scandito slogan incisivi come “No es inmigración, es una invasión” e “Reemigración si no comen jamón”, accompagnati da insulti diretti al presidente Sánchez e al ministero dell’Interno. La protesta ha visto anche la presenza dell’imprenditore Víctor de Aldama, noto per il suo coinvolgimento in diverse inchieste giudiziarie, aggiungendo un ulteriore elemento di risonanza all'evento.
La partecipazione politica e le dichiarazioni dei leader
Alla manifestazione hanno preso parte esponenti di spicco di diverse formazioni politiche. Il Partito Popolare (PP) era rappresentato dalla portavoce al Senato, Alicia García, affiancata dal portavoce aggiunto alla Camera, Jaime de Olano, e dal deputato Sergio Sayas.
García ha definito “inaudito” il fatto che la vicepresidente seconda e ministra del Lavoro, Yolanda Díaz, abbia lanciato una sfida al suo stesso partito, invitandolo a presentare una mozione di censura contro il Governo. La portavoce ha tuttavia precisato che, “in questo momento”, i popolari non intendono ricorrere a tale strumento costituzionale per non “regalare una vittoria” a Sánchez.
Una folta delegazione di Vox ha presenziato all’evento, guidata dal leader Santiago Abascal, accompagnato da altri dirigenti del partito, tra cui l’eurodeputato Jorge Buxadé. Abascal ha espresso parole dure, affermando: “Ya no queda nadie en el entorno de Pedro Sánchez que no esté acusado de gravísimos delitos”, e sostenendo che la Spagna sia “secuestrada por una mafia corrupta che sta empobreciendo gli spagnoli”.
Il partito di estrema destra ha inoltre avanzato richieste specifiche, tra cui la custodia cautelare per l’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero e la testimonianza, davanti all’Audiencia Nacional, di Sánchez e di tutti i membri del Consiglio dei Ministri che nel 2021 approvarono il salvataggio della compagnia aerea venezuelana.
Momenti di tensione e gli scontri finali
Durante lo svolgimento della protesta, si sono registrati diversi momenti di tensione. Un giornalista di TVE, Asier Anzola, è stato oggetto di insulti in diretta, apostrofato con epiteti come “embusteros” (bugiardi) e “traidores” (traditori). La Polizia Nazionale ha schierato un imponente dispositivo di sicurezza per prevenire l’avanzata dei manifestanti verso il Palazzo della Moncloa, sede del Governo e residenza ufficiale del presidente.
Nonostante le misure, alcuni partecipanti sono riusciti a bloccare il traffico sulla autostrada A-6 per alcuni minuti.
Al termine della manifestazione, la situazione è degenerata in scontri. Tre persone sono state arrestate e sette agenti della Polizia Nazionale hanno riportato ferite lievi, mentre alcuni partecipanti tentavano di forzare il blocco di polizia per raggiungere la sede dell’esecutivo. L’evento si inserisce in un clima politico particolarmente acceso in Spagna, caratterizzato da un’escalation delle tensioni tra il Governo e l’opposizione negli ultimi mesi. La significativa partecipazione e la presenza di figure di spicco, anche coinvolte in vicende giudiziarie, sottolineano la complessità del momento politico e sociale che il Paese sta attraversando.