Jonas Vingegaard non cerca scuse, ma rifiuta categoricamente l'idea di sventolare bandiera bianca. Al termine della sesta tappa del Tour de France 2026, il due volte vincitore della Grande Boucle ha dovuto incassare un colpo pesantissimo nel primo confronto diretto in alta montagna con Tadej Pogačar. Il danese della Visma | Lease a Bike ha tagliato il traguardo di Gavarnie-Gèdre con un passivo di 2'38'' dal rivale sloveno, sprofondando a 2'42'' nella classifica generale. Una batosta importante, ma affrontata a mente fredda dal campione in carica.

L'analisi della corsa: «Ho dovuto fare il mio ritmo»

Raggiunto dai media internazionali al traguardo, Vingegaard ha analizzato con lucidità il momento chiave della corsa, ovvero la brutale accelerazione della UAE Team Emirates sul Col du Tourmalet, propiziata dal forcing di Isaac Del Toro prima dello scatto solitario del Campione del Mondo:

«È stata una giornata molto dura. Ovviamente non era la giornata che volevo, ma a volte le corse vanno così. Gli UAE hanno lanciato un grandissimo attacco sul Tourmalet; io non sono riuscito a seguirli e ho dovuto adattarmi al mio ritmo. A conti fatti, guardando solo la salita, non ero così lontano in cima».

Se sulle pendenze più aspre del colosso pirenaico il distacco era rimasto nell'ordine dei trenta secondi dopo una coraggiosa difesa in progressione, è stato il tratto successivo a condannare il danese a un passivo ben più severo all'arrivo:

«In una discesa come quella del Tourmalet, le cose si sono complicate: non fa proprio per me.

Lì il divario è aumentato sensibilmente».

Niente scuse: «Non era la mia giornata migliore, ma credo in me stesso»

Interpellato sul suo attuale stato di forma e sulla possibilità di non aver ancora raggiunto il livello ottimale per contrastare lo sloveno su palcoscenici di questo tipo, Vingegaard ha risposto con grande onestà intellettuale, senza cercare attenuanti esterne o giustificazioni:

«Se sono al mio livello ottimale? Non credo. Non è stata la mia giornata migliore, ma sì, è andata così. Ovviamente sono deluso, ed è normale che io lo sia dopo aver perso questo tempo. Ma a volte la vita è questa, non posso cambiare quello che è successo oggi sulla strada».

Nonostante la pesantezza del verdetto emesso dai Pirenei e un Pogačar che al momento appare infallibile sia in salita che in discesa, Vingegaard ha voluto mandare un messaggio chiaro a tifosi ed avversari, confermando che i giochi per la vittoria finale del Tour de France sono tutt'altro che chiusi:

«Assolutamente no, non ho alcuna intenzione di gettare la spugna.

Credo ancora fermamente in me stesso. Sono convinto che le mie gambe e la mia condizione miglioreranno con il passare delle tappe e con l'avanzare della gara nelle prossime due settimane. La lotta per la maglia gialla non è affatto finita».