Nel dopo-gara della sesta tappa del Tour de France 2026 sembra finita l'armonia tra i due leader della RedBull, Florian Lipowitz e Remco Evenepoel. Se davanti Tadej Pogačar festeggia una storica tripletta tra vittoria, Maglia Gialla e record sul Tourmalet, alle sue spalle il primo vero arrivo in alta montagna fa saltare i nervi in casa Red Bull-Bora-Hansgrohe. Con il suo solito modo di fare schietto e senza filtri, Remco Evenepoel si è sfogato apertamente con la stampa al termine della frazione, lamentandosi dell'atteggiamento del compagno di squadra Florian Lipowitz durante l'inseguimento finale.
Au général, Tadej Pogacar a 2'42" d'avance sur Jonas Vingegaard à l'issue de cette 6e étape du Tour de France. Isaac Del Toro est 3e, à 3'27" de son leader.
Les principaux leaders sont dans ce top 10, Paul Seixas est 6e à 3'55". #TDF2026 pic.twitter.com/O7CH9YBOZF
— Le Gruppetto (@LeGruppetto) July 9, 2026Il cortocircuito nel finale: «Ho chiesto aiuto e ho ricevuto un no»
Nonostante un ottimo quarto posto finale, a poco meno di 3 minuti da un Pogačar apparso a tutti inavvicinabile, Evenepoel si è presentato ai microfoni visibilmente scuro in volto e con un fermo ghigno di disappunto rivolto alla gestione interna della squadra.
Il motivo del nervosismo risiede nel mancato supporto da parte di Lipowitz nelle rampe conclusive verso Gavarnie-Gèdre, quando Evenepoel stava provando a organizzare la rincorsa per andare a riprendere Jonas Vingegaard:
«Avevo chiesto una mano e non l'ho ottenuta.
Sì, ero arrabbiato al traguardo e credo che la mia frustrazione sia del tutto giustificata. Alla Volta a Catalunya ho pedalato davanti a lui in prima persona per ben 30 chilometri. Oggi, in un momento chiave, gli ho chiesto appena 1 chilometro di lavoro in testa e mi è stato risposto che non era possibile. Questo mi ha fatto letteralmente infuriare: stasera in albergo ci sarà una discussione molto seria a riguardo».
Il bilancio sul Tourmalet e il capolavoro in discesa
Se il rapporto con Lipowitz è ai minimi storici, Evenepoel analizza invece con estrema lucidità il quadro più ampio del Tour dopo la dimostrazione di forza della UAE Team Emirates sul Tourmalet. Fin dalle prime battute, la tappa per Remco non era iniziata nel migliore dei modi a causa di un frazionamento che lo aveva costretto a un dispendioso inseguimento.
Ciononostante, la gestione dello sforzo è stata ottimale:
«Nel complesso è andata abbastanza bene, ho fatto tutto quello che potevo. Non avevo assolutamente intenzione di andare oltre il mio limite nella parte finale del Tourmalet, anche perché sapevo che davanti a me c'era ancora una lunga discesa. Gli UAE sono andati estremamente veloci là davanti. Noi stavamo già tenendo un'andatura notevole, ma il loro ritmo era semplicemente pazzesco».
Proprio la picchiata tecnica dal colosso pirenaico ha permesso a Evenepoel di fare la differenza per andare a ricucire il gap sul gruppetto degli inseguitori composto da Paul Seixas, Isaac Del Toro e dallo stesso Lipowitz:
«Ero rimasto indietro di circa 15-20 secondi in vetta.
Dovevo rischiare per rientrare, ma conosco molto bene quella salita e la successiva discesa. L'intenzione era di affrontarla in blocco, correndo rischi calcolati. La mia tattica alla fine ha pagato: non superare completamente il limite in salita per poi scendere velocemente. Sapevo che sarei tornato sotto».
L'accusa agli avversari: «Alcuni corridori volevano solo trascinarsi»
I rimproveri di Evenepoel non si sono limitati al solo Lipowitz, ma si sono estesi anche alla scarsa collaborazione trovata nel resto del drappello degli inseguitori per cercare di ridurre il passivo da Jonas Vingegaard.
«Capisco perfettamente che Del Toro e Sepp Kuss non collaborassero, avendo i rispettivi capitani davanti.
Ma la Lidl-Trek era lì con due corridori e non ha voluto dare nemmeno un cambio fin da subito. Ho pensato: cosa avete da perdere? Se avessimo lavorato tutti insieme, avremmo potuto riprendere Jonas. Invece alcuni corridori volevano solo farsi trascinare fino all'arrivo».