La drammatica scomparsa di Finlay Tarling al Giro del Portogallo — travolto durante una discesa da un furgone privato entrato indebitamente sul percorso di gara — ha riaperto con violenza il dibattito sulla sicurezza nel ciclismo professionistico. Ai microfoni di WielerFlits durante la Vuelta a España, il CEO della Visma | Lease a Bike, Richard Plugge, ha lanciato un durissimo atto d'accusa contro la passività delle istituzioni, chiedendo riforme radicali e senza compromessi.
"Basta con i 'ma': in Formula 1 non entrerebbero mai auto sul circuito"
Ciò che ferisce maggiormente Plugge è l'atteggiamento rassegnato e giustificazionista con cui l'ambiente tende ad assorbire questi drammi. "Quello che mi delude enormemente è che tutti dicono quanto sia terribile, ma subito dopo c'è un 'ma'," ha spiegato il dirigente olandese, sottolineando come si debba smettere di considerare tali incidenti come rischi inevitabili delle corse su strada.
Plugge ha proposto un paragone immediato: "Riesci a immaginare una cosa del genere in Formula 1? Un'auto che entra all'improvviso sul circuito nella direzione opposta?".
Le critiche a SafeR e all'UCI
Il numero uno della Visma non ha risparmiato stoccate agli organi di governo e a SafeR, l'organismo nato dopo la morte di Gino Mäder per valutare e prevenire i rischi in gara.
Pur avendone sostenuto la nascita, Plugge ritiene che la spinta innovativa dell'ente si sia bloccata:
Costruzione politica: SafeR è diventata, secondo Plugge, una struttura in cui si cercano continuamente compromessi per accontentare tutte le parti in causa, perdendo di vista l'urgenza principale: proteggere i corridori.
Silenzio delle istituzioni: Plugge si dice sorpreso dal fatto che né il presidente dell'UCI, David Lappartient, né altri vertici si siano presi la responsabilità di una presa di posizione decisa per evitare il ripetersi di simili tragedie.
Autonomia delle squadre: Se gli enti tentennano, per Plugge potrebbero dover essere i team stessi a riprendersi la gestione e la responsabilità diretta della sicurezza in corsa.
Addio alle corse in linea da 200 km? L'ipotesi delle corse su circuito
Per risolvere un problema strutturale acuito dal costante aumento del traffico automobilistico, Plugge propone di mettere in discussione uno dei capisaldi storici del ciclismo su strada: le lunghe tappe in linea da un punto A a un punto B.
Mantenere la sicurezza totale su tracciati lineari di 200 chilometri richiede risorse enormi e centinaia di volontari, un modello che rischia di non essere più sostenibile. La soluzione potrebbe risiedere nello spostare le gare su circuiti chiusi di 15, 20, 25 chilometri, esattamente come avviene nelle fasi finali dei Campionati del Mondo. Un formato che, oltre a garantire strade blindate al 100%, continuerebbe ad assicurare grande spettacolo e una massiccia presenza di pubblico.