Mentre l'intero ambiente del ciclismo si interroga sui tempi di recupero di Tadej Pogačar dopo il drammatico ritiro dalla Vuelta a España, c'è chi propone una lettura decisamente fuori dal coro sulla dinamica dell'incidente. Nel corso del podcast ciclistico della emittente olandese NOS, l'ex corridore e oggi apprezzato opinionista Stef Clement ha analizzato al rallentatore le immagini del capitano della UAE Team Emirates-XRG, rifiutando la tesi della semplice fatalità.

La caduta è stata causata da un sasso a bordo strada. Per Clement, però, la radice del problema risiede nell'atteggiamento mentale dello sloveno, tradito da una straripante superiorità che ne avrebbe minato la soglia d'attenzione.

La dinamica: «Un impatto improvviso e spietato»

Guardando attentamente i replay della scivolata avvenuta a 66,5 km/h, Clement ha ricostruito la dinamica dell'episodio:

«Il manubrio ha sterzato improvvisamente a destra dal nulla. Se vieni colpito da dietro, la ruota anteriore non scarta del tutto dall'altra parte in quel modo. Ci sono incidenti che riesci a presagire uno o due secondi prima; questo è stato un impatto secco, immediato: un boom e ti ritrovi direttamente con la faccia a terra. Tutto ciò che fai subito dopo lo fai in uno stato di stordimento.»

Il paradosso del dominante: quando il pericolo è non avere rivali

La parte più profonda della riflessione di Clement si sposta sul piano psicologico.

Secondo l'analista olandese, l'incredibile strapotere mostrato da Pogačar nelle prime tappe ha finito per disinnescare la sua reattività:

«Pogačar era così superiore che il resto del gruppo aveva già rinunciato alla lotta per la classifica generale. Ma in questo si nasconde un pericolo: in quei momenti la vera opposizione la cerchi solo dentro di te. Sabato Tadej ha perso unicamente contro se stesso; c'era un pizzico di eccessiva sicurezza nel suo atteggiamento.»

Clement ricorda anche un episodio avvenuto nella tappa precedente della corsa, quando in una discesa tecnica Enric Mas lo aveva avvisato delle insidie, con lo sloveno che era finito fuori strada ed aveva rischiato di cadere per non aver prestato la dovuta attenzione:

«Lo abbiamo spesso definito un giocherellone per la sua leggerezza in corsa.

Ma se non hai una reale opposizione che ti mette sotto pressione, come fai a mantenere quella concentrazione estrema che è indispensabile? Altri corridori davanti a lui sono riusciti ad evitare quel sasso; il primo a prenderlo in pieno è stato proprio Pogačar. Quando sei così più forte degli altri, ti basta perdere quell'1% di concentrazione per spezzarti in un momento banale.»

Un punto di svolta nella carriera dello sloveno?

Per il fenomeno della UAE si tratta del primo vero, gravissimo stop fisico della carriera. Se rivali storici come Jonas Vingegaard o Remco Evenepoel hanno già dovuto affrontare lunghi e complessi percorsi di riabilitazione dopo brutti incidenti, Pogačar era rimasto finora quasi del tutto immune da grandi infortuni.

«L'anno scorso al Tour era andata bene, ma oggi la situazione è diversa. Questa caduta è un punto di svolta per la sua carriera? Lo sapremo soltanto quando tornerà in gruppo», ha concluso Clement.