Matteo Berrettini ha riportato con forza al centro del dibattito il delicato tema delle pressioni esercitate dagli scommettitori sui tennisti professionisti. La sua denuncia è arrivata in conferenza stampa a New York, dopo la vittoria contro Stan Wawrinka nel primo turno degli Us Open. Il tennista azzurro ha descritto un episodio che ha coinvolto direttamente la sua famiglia e ha chiesto a gran voce una maggiore tutela per chi scende in campo, specialmente per gli atleti più giovani e vulnerabili.
Berrettini ha introdotto l'argomento con parole chiare e decise: “È un tema delicato.
Penso solo che dobbiamo proteggere i giocatori e fare tutto il possibile per creare un ambiente sicuro per tutti perché, se non sbaglio, a Indian Wells una tennista italiana ha ricevuto dei messaggi”. Il riferimento sottolinea la necessità di affrontare non solo gli insulti generici, ma anche le vere e proprie intimidazioni che possono raggiungere i telefoni e i profili personali di giocatori e dei loro familiari.
Le minacce dirette al fratello di Berrettini
Il tennista ha poi rivelato che la vicenda lo ha toccato personalmente durante il Roland Garros. “Qui c’è mio fratello, al Roland Garros ha ricevuto dei messaggi sul telefono con minacce alla mia famiglia e cose di questo tipo. Ho vinto una partita e scrivevano: ‘Matteo è così scarso che, se non gli dici di perdere’, o qualcosa del genere, ‘uccideremo la tua famiglia’ oppure ‘faremo questo’”.
Secondo il racconto del giocatore, quei messaggi collegavano in modo esplicito il risultato di una sua partita alle pretese e alle aspettative di chi aveva scommesso.
L’episodio non è rimasto senza conseguenze. Berrettini ha spiegato: “Abbiamo segnalato tutto all'Atp”, aggiungendo che l’organizzazione dispone dei numeri di telefono e degli altri elementi necessari per approfondire. Il punto cruciale, nelle sue parole, non riguarda unicamente il singolo caso specifico, ma la generale vulnerabilità degli atleti di fronte a minacce che possono manifestarsi dopo una vittoria, una sconfitta o anche una giocata persa da parte di terzi.
La richiesta di maggiore protezione per i tennisti
Il passaggio più significativo della sua dichiarazione verte sull'impatto psicologico che queste situazioni possono avere.
Berrettini ha osservato: “Noi abbiamo trent’anni e siamo adulti, ma se penso ai più giovani so che ricevere questi messaggi può fare paura. Dovremmo creare qualcosa per proteggere i giocatori”. La sua denuncia, quindi, si inserisce in un contesto più ampio, evidenziando l'urgenza di una struttura o un comitato che possa offrire un supporto concreto e una difesa efficace ai tennisti esposti a tali pericoli.