La storia recente della NBA è stata riletta attraverso le cinque stagioni di MVP considerate meno convincenti dell'era moderna. Questo periodo è definito dall'introduzione della linea da tre punti nella stagione 1979-80. La premessa fondamentale è che, sebbene nessun giocatore a livello di MVP sia scarso, alcune stagioni premiate risultano meno impressionanti di altre.
Dal quinto al terzo posto
Al quinto posto tra le annate meno convincenti figura Dirk Nowitzki per la stagione 2007. Il campione dei Dallas Mavericks registrò medie di 24,6 punti, 8,9 rimbalzi e 3,4 assist, cifre considerate elevate ma non eccezionali in assoluto.
La sua candidatura fu rafforzata dal notevole record di squadra di 67-15, il migliore della lega, e dal suo ingresso nel prestigioso club 50-40-90 come primo lungo di sette piedi. Tuttavia, l'eliminazione al primo turno dei playoff contro i Golden State Warriors, ottavi a Ovest, rappresentò un fattore negativo. Tra gli altri finalisti di quell'anno c'erano Steve Nash e Kobe Bryant, con quest'ultimo penalizzato dal bilancio dei Lakers, che si attestò di poco sopra il 50 per cento di vittorie.
Al quarto posto si posiziona Stephen Curry per la stagione 2015, che segnò l'inizio della dinastia dei Warriors. Prima di ricevere il premio, Curry contava una sola convocazione all'All-Star Game e una sola selezione All-NBA.
Le sue medie furono di 23,8 punti, 4,3 rimbalzi, 7,7 assist e 2,0 recuperi. La sua forza dominante fu il tiro, stabilendo un primato per triple tentate e segnate con una percentuale del 44,3%, unita a un eccellente 91,4% ai tiri liberi. L'arrivo dell'allenatore Steve Kerr contribuì a un incremento di 16 vittorie per Golden State, portando la squadra a 67 successi complessivi. Tra i principali rivali per il premio figuravano James Harden e LeBron James.
Il terzo posto è occupato da Derrick Rose per la stagione 2011, anno in cui divenne il più giovane MVP nella storia della NBA all'età di 22 anni. L'argomentazione principale è che la narrativa abbia avuto un peso maggiore rispetto alle pure statistiche.
Rose registrò medie di 25,0 punti, 4,1 rimbalzi e 7,7 assist, mentre LeBron James chiuse la stagione con 26,7 punti, 7,5 rimbalzi e 7,0 assist. Sebbene i Bulls fossero primi nella Eastern Conference e gli Heat secondi, il contesto e il "clima" mediatico seguito alla decisione di James di trasferirsi a Miami avrebbero favorito la candidatura di Rose.
Nash e Malone in cima alla lista
Al secondo posto si trova Steve Nash per la stagione 2005, il playmaker dei Phoenix Suns dell'era "Seven Seconds or Less". Le sue medie furono di 15,5 punti, 3,3 rimbalzi, 11,5 assist e 1,0 recupero, con percentuali al tiro del 50,2% dal campo, 43,1% da tre punti e 88,7% ai tiri liberi. I Suns conquistarono 62 vittorie, affermandosi come la migliore squadra della regular season. L'analisi riconosce il peso di questi fattori