Il campione di tennis Jannik Sinner è attualmente impegnato in un percorso di recupero intensivo presso il J Medical di Torino, a seguito del problema al ginocchio che lo ha costretto a rinunciare agli US Open. Questa situazione ha riacceso i riflettori sulla tendinopatia, una condizione diffusa non solo tra gli atleti professionisti ma anche nella popolazione generale. A fare chiarezza sulle sue caratteristiche e sulle metodologie di trattamento è il medico-fisiatra Andrea Bernetti, professore ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’UniSalento e segretario generale della Società italiana di medicina fisica e riabilitativa.

La tendinopatia: un processo degenerativo, non solo infiammazione

Il professor Bernetti sottolinea che la tendinopatia "non è un semplice stato infiammatorio", bensì un complesso processo di alterazione e degenerazione delle fibre tendinee. Questa condizione è prevalentemente legata a un sovraccarico meccanico continuo. Nel caso specifico di Sinner, il problema interessa uno dei tendini del ginocchio, ma patologie simili sono frequentemente riscontrabili anche in altre aree del corpo, come la cuffia dei rotatori, il tendine d’Achille e il gomito (nella forma nota come epicondilite o gomito del tennista). La base fondamentale per un recupero efficace è una diagnosi medica accurata, che si avvale di una visita specialistica e di esami strumentali come l'ecografia o la risonanza magnetica.

Questi strumenti sono cruciali per valutare lo stato del tessuto, escludere eventuali lesioni di natura chirurgica e definire un'appropriata terapia multimodale.

Onde d’urto: rigenerazione e azione anti-infiammatoria

Approfondendo il tema delle terapie, il fisiatra Bernetti spiega che le onde d’urto utilizzate in ambito muscolo-scheletrico differiscono significativamente da quelle impiegate per il trattamento dei calcoli renali. Nel contesto riabilitativo, infatti, queste onde "non 'frantumano'", ma piuttosto "innescano reazioni biochimiche rigenerative e anti-infiammatorie". Per illustrare la complessità del problema, Bernetti ricorre alla "teoria dell'iceberg": il dolore percepito è solo la parte emersa di un problema più vasto, che nasconde microlesioni e una degenerazione tissutale accumulata nel tempo.

Il dolore e la conseguente perdita di funzionalità si manifestano quando i carichi applicati superano ripetutamente una soglia di sicurezza, che varia da individuo a individuo. La gestione di queste condizioni negli atleti è particolarmente delicata, poiché l'obiettivo primario è il ritorno alla performance ai massimi livelli e la prevenzione di cronicizzazioni.

Il trattamento con onde d'urto, secondo il professor Bernetti, è in grado di favorire la neoangiogenesi (la formazione di nuovi vasi sanguigni), la modulazione del dolore e la proliferazione dei tenociti, le cellule responsabili della produzione di nuovo collagene, essenziale per la riparazione tendinea. Le recenti innovazioni tecnologiche hanno permesso lo sviluppo di apparecchiature in grado di generare onde più stabili e controllate, migliorando notevolmente la tollerabilità del trattamento per il paziente.

Tuttavia, la terapia fisica deve sempre rientrare in un piano riabilitativo personalizzato e multimodale, che includa esercizio terapeutico con contrazioni eccentriche e isometriche a carico progressivo.