Lewis Hamilton vuole prolungare la propria presenza in Formula 1 fino a poter disputare il Gran Premio del Ruanda, appuntamento indicato per i primi anni Trenta. Da Londra, il 23 ottobre 2026, il sette volte campione del mondo, oggi pilota Ferrari, ha legato il suo futuro sportivo anche alla possibilità di correre finalmente in Africa, in una gara destinata a nascere nell’area di Bugesera, vicino a Kigali.

Il britannico, 41 anni, ha spiegato così la sua ambizione: "Ora sono costretto a restare molto più a lungo, perché avremo una gara in Africa.

Il mio sogno è poter correre lì". Se il debutto del Gran Premio arrivasse nel 2030, Hamilton avrebbe 45 anni, la stessa età di Fernando Alonso, che ha confermato la propria permanenza in Formula 1 almeno per un’altra stagione.

Il legame con la Ferrari e la condizione sportiva

Il futuro di Hamilton resta collegato anche al rendimento in pista. Il suo contratto con la scuderia di Maranello dovrebbe scadere alla fine del prossimo anno e il pilota ha indicato una condizione chiara per andare avanti: "Se riuscirò ancora a ottenere buoni risultati nel prossimo anno, continueremo così". La sua posizione nasce da una battaglia portata avanti da tempo: riportare il Mondiale di Formula 1 nel continente africano, assente dal calendario da molti anni.

Il progetto ruandese prevede un circuito costruito appositamente a Bugesera, circa 40 chilometri a sud della capitale Kigali e vicino al nuovo aeroporto internazionale. La pista non esiste ancora e, nonostante l’indicazione temporale dei primi anni Trenta, non è stata fissata una data definitiva per il debutto della gara.

Le critiche e la risposta di Hamilton

Il piano è sostenuto dal marchio Visit Rwanda, ma ha suscitato contestazioni. Amnesty International accusa la Formula 1 di favorire lo "sportswashing" delle autorità ruandesi, richiamando il bilancio sui diritti umani e le presunte responsabilità nel conflitto nella vicina Repubblica democratica del Congo. Kigali nega un coinvolgimento diretto nel sostegno ai ribelli dell’M23.

Hamilton ha chiesto di non cancellare dal quadro le criticità del continente, ma di considerare il Gran Premio anche come un’occasione per conoscere meglio storia e culture africane. Ha specificato che "andare lì non significa ignorare le problematiche, ma piuttosto stimolare la conoscenza e il dialogo".