La stagione di Notre Dame entra nella sua fase cruciale, con la squadra in una posizione di forza ma non priva di insidie. Attualmente imbattuta e classificata al terzo posto nazionale, la formazione era partita con ambizioni di titolo. Tuttavia, un'analisi recente, pubblicata il 2 ottobre 2026, ha evidenziato una crescente preoccupazione: la credibilità del calendario agli occhi del comitato del College Football Playoff.
Il nodo centrale non riguarda l'eccellente rendimento finora, che resta impeccabile, quanto piuttosto le limitate opportunità rimaste per aggiungere vittorie di grande prestigio.
Il prosieguo della stagione presenta poche occasioni per rafforzare il percorso degli Irish. Tra le avversarie ancora da affrontare, solo BYU, Miami e SMU sono indicate come squadre classificate, capaci di offrire un test di peso.
Il peso del calendario sulla valutazione playoff
La peculiare indipendenza di Notre Dame complica ulteriormente il quadro. Non partecipando a un campionato di conference, che offre un'ulteriore prova di forza, la squadra deve costruire il proprio caso per i playoff attraverso la sola regular season. In questo contesto, ogni singola sconfitta, specialmente contro formazioni non classificate, potrebbe compromettere seriamente le aspirazioni. Al contrario, una battuta d'arresto contro un'avversaria già classificata verrebbe probabilmente valutata con minor severità dal comitato.
Il programma delle partite rimanenti include la trasferta del 3 ottobre contro North Carolina, la sfida casalinga del 10 ottobre contro Stanford, e il viaggio del 17 ottobre sul campo della No. 10 BYU. Dopo l'impegno del 31 ottobre contro Navy, la partita del 7 novembre vedrà Notre Dame scontrarsi con la No. 4 Miami, considerata una delle sfide più rilevanti. Il 14 novembre è la volta di Boston College, mentre il 21 novembre la squadra incontrerà la No. 21 SMU. La stagione regolare si concluderà con la trasferta del 28 novembre a Syracuse.
Vincere: l'unica via per eliminare ogni dubbio
Notre Dame non può influenzare la reale forza degli avversari, programmati con anni di anticipo, né l'attuale assenza di rivalità storiche come quella con USC.
Per queste ragioni, la conclusione è perentoria: la squadra deve "non lasciare dubbi". Continuare a vincere, partita dopo partita, è l'unico modo per assicurarsi che il calendario, e non le prestazioni sul campo, non diventi un ostacolo insormontabile nella corsa verso il titolo nazionale.
Un calendario sotto esame: pro e contro
Un'analisi precedente, risalente a luglio 2026, aveva già esaminato il calendario di Notre Dame, evidenziando una struttura particolarmente favorevole nelle prime fasi. Le prime sei partite, infatti, erano state disputate contro squadre che l'anno precedente non avevano raggiunto un bowl, suggerendo un avvio più gestibile. L'analisi sottolineava però che il percorso non sarebbe stato del tutto facile, con avversarie più rilevanti come BYU, Miami e SMU previste nel finale.
Secondo tale prospettiva, Notre Dame avrebbe beneficiato di un inizio meno impegnativo, senza la necessità di esprimersi subito al massimo livello. La trasferta contro BYU era stata individuata come il primo vero test lontano da casa, e la partita contro Miami come l'incontro più significativo. Anche la sfida contro SMU era stata considerata un appuntamento da non sottovalutare.
Tuttavia, l'analisi aveva anche sollevato criticità: con un calendario del genere, Notre Dame difficilmente avrebbe ricevuto il beneficio del dubbio dal comitato. Un record di 10-2, ad esempio, avrebbe potuto non bastare per l'accesso al College Football Playoff. L'autore si interrogava sulla mancanza di una vera partita di altissimo livello dopo gli impegni con BYU e SMU, domandandosi se ciò potesse influire sulla preparazione per la postseason. La conclusione era che, sebbene il calendario non precludesse il titolo, un ulteriore test impegnativo in trasferta sarebbe stato preferibile per meglio preparare la squadra all'ambiente dei playoff.