Dopo mesi di voci, tensioni e trattative estenuanti, Paula Blasi può finalmente guardare avanti. Il suo passaggio al Team Movistar per il 2027 è stato ufficialmente annunciato pochi giorni fa, ponendo fine a uno dei casi di ciclomercato più complessi e spinosi della stagione. Tuttavia, la ventitreenne spagnola – autentica rivelazione del 2026 con i trionfi alla Vuelta Femenina e all'Amstel Gold Race – ha deciso di vuotare il sacco sul turbolento finale di stagione vissuto con il Team UAE L'IMAD.
In un'intervista rilasciata a Laura Álvarez per Eurosport, Blasi ha descritto la profonda frustrazione e le difficoltà incontrate nel recidere il contratto che la legava alla UAE fino al 2027.
«Volevano tenermi e chiedevano altri soldi»: la trattativa da incubo
Nonostante nel suo contratto fosse presente una specifica clausola di rescissione, la dirigenza del team emiratino ha fatto di tutto per ostacolare la sua partenza.
«Non mi hanno facilitato la vita», ha spiegato Blasi. «Anche dopo aver pagato la clausola di rescissione, cosa che non li ha soddisfatti, volevano comunque tenermi e hanno continuato a chiedere molti soldi. Ovviamente, avendo guadagnato il minimo per tutto l'anno, non potevo permettermi di sborsare di più».
La giovane campionessa spagnola non nasconde la sua amarezza verso un ambiente che ha messo le logiche economiche davanti al benessere degli atleti:
«C'è più delusione che risentimento. Il ciclismo è un lavoro, è un business, ma mantenere felici i corridori e considerare il loro benessere emotivo dovrebbe rimanere una parte fondamentale della gestione di una squadra. Ora posso finalmente respirare: tutto è ufficiale, firmato e accettato dall'UCI».
Caos leadership alla UAE: «In cima mancava una direzione chiara»
L'esplosione prestazionale di Blasi nel 2026 ha colto di sorpresa la stessa UAE.
Entrata nel team con un ruolo marginale, la spagnola ha bruciato le tappe ponendo la squadra davanti a una complessa gestione interna, ricca di stelle e pretendenti alla leadership.
«Il problema era più in alto, con i direttori o la dirigenza», ha incalzato Blasi. «Quando tre, quattro o cinque cicliste possono vincere e nessuno dà una direzione chiara, diventa più una lotta interna che una gara a squadre».
Il punto di rottura si è verificato prima del Tour de France Femmes. Nonostante avesse conquistato la Vuelta, Blasi inizialmente non era nemmeno stata inserita nei piani della squadra per la Grande Boucle. Dopo essere riuscita a strappare la convocazione, ha concluso la corsa al 5° posto in classifica generale, mentre la compagna Elisa Longo Borghini è salita sul podio.
Proprio sulla campionessa italiana, Blasi ha speso parole di profonda stima:
«Elisa Longo Borghini è stata fondamentale nel portare pace in squadra durante il Tour. Tra noi si è creato un ottimo rapporto, nonostante le speculazioni dei media avessero creato qualche tensione. Alla fine noi atlete siamo riuscite a gestire la situazione da sole, compensando la mancanza di una guida forte da parte della direzione».
Il futuro alla Movistar con Marlen Reusser: chiarezza e nuovi traguardi
Dal 2027 per Paula Blasi si aprirà un nuovo capitolo con i colori della Movistar, dove condividerà i ruoli di capitana con la svizzera Marlen Reusser. Un'intesa che la spagnola ha già provveduto a costruire con basi solide per evitare il ripetersi delle incomprensioni vissute in passato.
I programmi per la nuova stagione vedranno indicativamente Blasi concentrata sulla difesa del titolo alla Vuelta Femenina, mentre Reusser punterà al Giro d'Italia. Per il Tour de France Femmes, invece, la leadership verrà decisa dalla strada:
«Se saremo entrambe in forma al Tour, l'obiettivo sarà correre insieme per fare il massimo dei danni alle avversarie. Se una di noi sarà più forte, non avrò alcun problema a lavorare per lei, e Marlen mi ha già detto che farà lo stesso per me. Questa disponibilità a chiarirsi prima dell'inizio delle gare è esattamente ciò che mi è mancato nell'ultimo anno».
Dopo una stagione da incorniciare ma emotivamente logorante, la fuoriclasse spagnola ritrova finalmente la serenità:
«La cosa più importante per un atleta è la tranquillità mentale. Ora ce l'ho, e posizionare la testa solo sugli allenamenti sarà molto più facile».