L'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie annunciata dal governo Renzi durante la conferenza stampa di martedì tenuta dal primo ministro è da considerarsi secondo molti una sorta di piccola patrimoniale del 2014. L'aliquota sulle rendite finanziarie, da cui comunque sono esclusi bot e titoli di stati vari, passerà dal 20% al 26% (comunque in linea con la pressione fiscale nel resto d'Europa).

Ma quindi, quanto si pagherà con questo aumento della tassazione sulle rendite finanziarie? Facciamo un esempio: un piccolo azionista che riesce a incassare diecimila euro di dividendo dovrà cederne 2.600. Ma la stessa cifra non vale per tutti, dal momento che questa tassazione vale solo per chi non ha una partecipazione qualificata, ovvero superiore al 2% del capitale nelle imprese quotate in borsa, oppure del 20% per quanto riguarda quelle non quotate.

Quanto pagheranno invece i grandi azionisti? La tassazione sulla rendita finanziaria per loro funziona in modo diverso, visto che riportano gli utili nella loro dichiarazione dei redditi. Poniamo che il dividendo sia sempre di diecimila euro, in primis i grandi azionisti devono dichiarare solo il 49,7% della rendita (per evitare una doppia tassazione, dal momento che gli utili dell'impresa hanno altre imposte a cui sono soggette). Quindi dichiarerà cinquemila euro. Se per assurdo questo fosse la sua unica fonte di reddito, ci pagherà sopra un'Irpef al 23%.

La tassazione sulla rendita finanziaria in questo caso sarà infatti soggetta a un'Irpef dal 23 al 43%. Nel caso limite, l'azionista su una rendita da diecimila euro pagherà quindi 1.150 euro, nel caso del 43% 2.150 euro. In ogni caso, una cifra inferiore alla tassazione che subirà il piccolo risparmiatore, dal momento che il grande azionista dichiara la metà del dividendo incassato e al massimo ci potrà pagare il 43% di tasse.

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Mentre il piccolo azionista sulla stessa somma (ma intera) pagherà il 26%.