Equitalia, continua a far parlare di sé, tra notizie di una sua probabile chiusura e Regioni che ci hanno pensato autonomamente come la Lombardia. L’Ente per la riscossione e le sue cartelle rappresentano un incubo per molti cittadini, ma negli ultimi tempi, l’operato di Equitalia sembra essersi ammorbidito. Molte volte, le cartelle inviate da Equitalia risultano viziate in tal modo da poter essere contestate. Probabilmente, proprio per via delle numerose liti giudiziarie perse dall'Ente, insieme all'enormità dei crediti che risultano inesigibili per altri motivi, Equitalia sembra meno cattiva.

Adempimenti che gravano su Equitalia

Dirigenti che la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimi, errori nella notifica delle cartelle e scadenza dei termini per richiedere il pagamento al cittadino sono tra le cause maggiori di annullabilità degli atti. Quando arriva una cartella che chiede il pagamento di un tributo, la prima cosa da fare è controllare se lo si era pagato a suo tempo.

Per questo, in linea di massima, al contribuente è caricato l'onere di conservare le ricevute. La stessa cosa deve fare Equitalia, perché una recente sentenza della Commissione Tributaria della Lombardia, la 3831/1/2016, di cui parla il quotidiano “il Sole24ore” del 19 settembre, ha accettato un ricorso di un cittadino che impugnato un atto.

Nella fattispecie, il Giudice ha chiesto ad Equitalia di dimostrare il credito vantato mostrando gli originali delle varie cartelle con relative relate di notifica. Per validare una richiesta di pagamento quindi, non basta che il Concessionario presenti le copie, ma servono gli originali. In altri termini è fatto obbligo ad Equitalia di presentare in giudizio gli originali degli atti, anche oltre i 5 anni che la Legge stabilisce come termine obbligatorio di conservazione del cartaceo.

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La sentenza in questo è abbastanza chiara, dichiarando inammissibile la richiesta di pagamento senza documentazione originale che consentirebbe al Giudice di verificarne l’effettiva pretesa a carico del contribuente. Anche il termine dei 5 anni, utilizzato dal Concessionario a difesa del diritto a pretendere il pagamento è stato rigettato dal Giudice, perché l’obbligo di custodire gli atti in originale dura fino all’estinzione del debito o ad una sentenza di condanna a pagare per il contribuente.

Equitalia è diventata più buona?

Nella sentenza sopra citata, il Giudice ha addirittura condannato Equitalia a pagare le spese della lite giudiziaria. Per motivi di questo genere, negli ultimi tempi, l’operato di Equitalia sembra meno rigido nei confronti dei contribuenti. Basti pensare alla novità dei prospetti di rateizzazione che vengono inviati insieme alle cartelle di pagamento. Equitalia offre al contribuente, anche senza richiesta di quest’ultimo, un piano di rientro a rate fino a 72 mesi, che nei casi gravi, certificati da ISEE, può arrivare anche a 120.

Il rientro di un debito con Equitalia inoltre è diventato flessibile, con il debitore che può scegliere anche di pagare rate basse all’inizio e di aumentarle gradualmente, sperando in un miglioramento della propria situazione reddituale.

Recentissima inoltre la possibilità di riattivare piani di rateizzazione da cui si era decaduti, altro segnale di distensione da parte del Concessionario. A dire il vero, anche l’agenzia delle entrate che poi, nell'80% dei casi è il mandante di Equitalia, ha iniziato questa fase di addolcimento. Contribuenti che rientrano nel fenomeno del sovraindebitamento possono vedersi ridurre di molto il debito con il Fisco accedendo ad una specie di condono, come sancito dal tribunale di Busto Arsizio, in provincia di Varese dove ad un pensionato con una situazione debitoria grave, un debito di oltre 80mila euro col Fisco, è stato ridotto a soli 11mila.