Milioni di italiani quando sentono parlare di Fisco vivono nel terrore dei controlli fiscali. Questo alla faccia della politica che da anni va ribadendo il concetto che gli italiani devono vedere il Fisco come un amico. Semplificazioni, rateizzazioni e condoni sono stati emanati dai vari Governi che si sono succeduti proprio per rendere meno nemico il Fisco. La realtà però è che adesso si vive in un autentico “Grande Fratello”, con l’Agenzia delle Entrate che ha la piena facoltà di accedere a tutte le banche dati che riguardano un singolo cittadino, a partire dai conti in banca.

Nulla sfugge all’occhio vigile del nostro Fisco e strumenti come il redditometro o lo spesometro fungono da campanelli di allarme per scovare veri o presunti evasori. Per il Fisco bisogna spendere ciò che si dichiara di guadagnare perché spese superiori ai redditi dichiarati possono far scattare i controlli. Stesso discorso per le dotazioni in banca o i movimenti eccessivi sui conti correnti, in misura superiore a quanto si guadagna e si dichiara.

Ma non sono solo le banche dati il problema. Come riporta un curioso articolo di oggi 19 febbraio pubblicato sul sito di informazione legale 'La legge per tutti', anche la vita parallela sui social mette a rischio controlli fiscali il cittadino e numerose sentenze spingono a considerare reale questo rischio.

I controlli del Fisco

In linea di massima si tende a considerare il 20% come la percentuale di discostamento utilizzata dal Fisco in sede di start di un controllo fiscale.

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Per tutto quanto dicevamo prima, un contribuente che in un anno spende il 20% in più rispetto ai redditi dichiarati, calcolato con un algoritmo particolare da parte delle Entrate, viene subito segnalato come contribuente a rischio. In pratica si rischia di essere presi come evasori per via di una spesa che per il Fisco non potrebbe essere sostenuta in base ai redditi dichiarati. I siti che suggeriscono regole di comportamento per evitare gli accertamenti fiscali sono molteplici.

Si va da suggerimenti su come utilizzare carte di credito e conti correnti alle modalità di pagamento da utilizzare per il nuovo televisore per esempio. In pratica bisogna versare in banca solo i soldi di cui è facile dimostrare la provenienza, perché anche il regalo di un nonno dato in contanti e versato in banca può essere considerato anomalo.

I social

Adesso sembra che il Fisco inizi a prendere di mira anche i profili social dei contribuenti, da Facebook a instagram.

Numerose sono le sentenze che hanno dato ragione al Fisco in materia perché ostentare lussi e ricchezza sui social può essere presa come prova da parte dell’Agenzia delle Entrate e dai Giudici chiamati a sentenziare. Il lavoratore in nero o il marito che non paga gli alimenti per basso reddito devono sapere che postare foto di cene a base di pesce, serate al Night Club, vacanze o super auto a noleggio possono screditare il loro profilo reddituale nei confronti del Fisco.

Le dichiarazioni fatte in rete o le foto postate secondo la giurisprudenza di oggi equivalgono a “confessioni” vere e proprie. Le pagine dei comuni social possono essere presentate in giudizio proprio come prove di eventuali reati e quindi anche come prove di evasioni fiscali. In definitiva viaggi, vacanze, auto e lussi sfrenati, postati sui social, che dimostrano una vita reale o fasulla possono portare a serie conseguenze.

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