Nella sua fine è il suo principio. Parafrasando iltitolo in italiano di un noto romanzo di Agatha Christie, così potremmodescrivere la parabola di Facebook, diffusosi con la rapidità e la "virulenza"di un'epidemia e proprio come un'epidemia destinato a finire. O, almeno, questaè la tesi di John Cannarella e Joshua Spencer, docenti di ingegneria meccanica pressol'Università di Princeton.

Secondo il loro studio – che paragona, appunto il diffondersidel social network a quello di un virus – nell'arco dei prossimi tre anni potremmoassistere ad un progressivo decrescere della popolarità della creatura di Mark Zuckerberg,fino alla sua totale e definitiva estinzione.

Ad oggi, un sesto della popolazionemondiale utilizza la piattaforma che sta per festeggiare il suo primo (e forse ultimo?)decennio di vita. Per Cannarella e Spencer, l'apice del numero di volte in cuiil termine "facebook" è stato digitato su Google è stato toccato nel dicembre2012, per poi iniziare a decrescere.

Il minore utilizzo del motore di ricercaper accedere al social network potrebbe non rappresentare un indicatoredeterminante, né forse regge il paragone con MySpace, che venne fondato nel 2003per poi scomparire nel 2011, dato che – da allora – è andata sempre aumentandola possibilità di "essere connessi" tramite la Tecnologia mobile.

Tuttavia, lostesso David Ebersman – dipartimento finanze di facebook – secondo quantoriportava The Guardian lo scorso novembre, ha ammesso un calo degli accessi quotidianida parte degli adolescenti. Secondo la famosissima testata londinese, i teenagerstanno gradatamente migrando verso altri sistemi di messaggistica come, adesempio, Whatsapp, che ad oggi conta oltre trecentocinquanta milioni di utenti almese.

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La ragione andrebbe ricercata, per il Guardian, nel fatto che il socialnetwork dall'inconfondibile logo bianco e azzurro sarebbe stato occupato dalle "testegrigie", ovvero da persone adulte che avrebbero in qualche modo invaso glispazi dei giovani, "inondando le loro pagine con citazioni ispirate, immaginidi graziosi animaletti e commentando scioccati o inorriditi le foto dei ragazzini".Insomma, la causa del declino di Facebook sarebbe la stessa del suo enormesuccesso.

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