Oggi Facebook conta circa un miliardo e mezzo di utenti e rappresenta insieme ad altri social come Twitter o Instagram uno dei maggiori fenomeni sociali del XXI secolo. Nato nel 2004 grazie ad un gruppo di studenti di Harvard, originariamente fu concepito come una piccola rete locale per tenere in contatto le matricole del campus. Col tempo, da quella geniale intuizione, è maturato il social network che tutti conosciamo.

La diffusione dei social ha portato notevoli vantaggi, soprattutto in alcuni settori: aziende e professionisti di tutto il mondo ad esempio, hanno sviluppato opportunità lavorative impensabili fino ad un decennio fa. Al tempo stesso, uomini e donne di ogni ordine e grado possono far conoscere idee e opinioni ad un numero altissimo di interlocutori.

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Facebook e gli altri social: come difendersi dalle minacce del web.

Ma i social network possono anche nascondere diverse insidie. In effetti, oltre all'impoverimento (in alcuni casi) dei rapporti umani o di chi conta migliaia di amicizie del tutto irreali per compensare la mancanza di una vita sociale autentica, di chi ha relazioni sentimentali virtuali, di chi tenta attraverso una serie interminabile di scatti fotografici (tra l'altro ritocatti) di promuovere la propria immagine come una star, di chi crede che sia sufficiente leggere qualche post per diventare esperto su un determinato argomento, esistono, purtroppo, problemi ancora più delicati come: il furto dell'identità (e/o dei dati personali) e il furto delle foto riguardanti minori per scopi pedopornografici.

Nel primo caso, bisogna considerare le possibili falle presenti nei sistemi. Talvolta, i codici di programmazione, possono presentare dei "buchi", che permettono, una volta individuati, di risalire ai nostri dati. Per questi motivi, si suggerisce di non diffondere in rete informazioni strettamente personali e di optare per i profili privati. 

La pedopornografia e i social network.

Ai nostri giorni, l'uso di pubblicare sui social fotografie ritraenti minori, rappresenta un fenomeno particolarmente diffuso.

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Tuttavia, questa semplice abitudine, può celare un grande pericolo per i nostri bambini. Un recente studio realizzato dal Children's eSafety Commissioner del governo australiano, ha accertato che più della metà delle immagini presenti su alcuni siti di pedofilia, deriva dagli album pubblicati sui social e nei blog di famiglia. Nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di minori colti durante attività quotidiane, dalla scuola al gioco e allo sport.

Le foto rubate, vengono copiate e incollate sui siti pedopornografici, taggate per categorie ("bambine in spiaggia", "ginnaste", "ragazzi carini sul fiume") ed esposte infine ai commenti osceni dei visitatori. A riguardo, non bisogna escludere anche possibili alterazioni delle immagini attraverso il fotomontaggio.

Questo problema denunciato dai ricercatori australiani, ci induce a riflettere anche sulla pubblicazione delle immagini che ritraggono adulti ed in particolare le donne: foto in costume ma anche dei selfie leggermente hot, potrebbero diventare facile preda per chi attribuisce a questi scatti contenuti pornografici.                

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