Low cost, anzi no, a zero spese: il Governo sembra intenzionato ad inserire nella prossima Legge di Stabilità una mini riforma delle Pensioni che comporterebbe una maggiore flessibilità in uscita; ma le ultime notizie lasciano intendere che se ci saranno delle modifiche, le sosterranno economicamente lavoratori e aziende. Renzi lo aveva dichiarato anche a Porta a Porta nella prima puntata di quest'anno: "Dobbiamo trovare un meccanismo per cui chi vuole andare in pensione un po’ prima rinunciando a un po’ di soldi possa farlo, il problema è quanto prima e quanti soldi".

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In merito all'imminente manovra finanziaria e alla possibilità di intervenire sulle pensioni, è nuovamente intervenuto il presidente dell'Inps Boeri, a margine della presentazione del bilancio sociale della Campania, ribadendo la necessità di introdurre modifiche al sistema previdenziale definitive e non provvisorie.

Insomma, qualcosa si farà, ma l'impatto maggiore lo avranno famiglie e imprese al punto da chiedersi: a chi converrà andare in pensione (ad esempio) con 4 anni di anticipo a fronte di un taglio dell'assegno mensile del 30%? Rinunciare ad un importo pari a 360 euro (ad esempio), rispetto ad una pensione di vecchiaia di 1200,00 euro si profila, dunque, come la vera novità post legge Fornero? D'altro canto, nessuna misura concreta si sta delineando per quanto riguarda vitalizi e pensioni d'oro, ma in questo caso, parliamo di diritti acquisiti! 

Intanto la Commissione Europea detta la sua formula nell'ultima relazione annuale (resa nota il 5 ottobre) sull'adeguatezza delle pensioni.

La linea indicata da Bruxelles boccia i pensionamenti anticipati: al fine di garantire (?) un equo trattamento pensionistico anche alle future generazioni, i "tecnici" chiedono all'Italia, 45 anni di contributi già da ora.

In questa settimana si segnala inoltre l'approvazione da parte del Senato alla risoluzione che prevede lo slittamento al 2018 del pareggio di bilancio, introdotto dal Governo con la Nota di aggiornamento al Def.

Pensioni: le proposte e le ipotesi per l'uscita anticipata

Le soluzioni del senatore Pd Cesare Damiano e del sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta non hanno convinto l'Inps.

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L'ipotesi più attendibile resta il prestito: l'azienda, oltre ai contributi, dovrebbe sobbarcarsi l'anticipo destinato al lavoratore in uscita per integrare la pensione decurtata, che verrà restituito, a rate, quando il pensionato avrà raggiunto i requisiti pieni. Il punto è: la maggioranza delle aziende italiane è in grado di sostenere questi oneri? Nel contempo si riflette sulla possibilità di rilanciare l'opzione donna e di estenderla anche agli uomini.  Per restare aggiornato clicca su "Segui".