Un team di ricercatori guidati da Ermanno Borra, professore presso la Laval University in Quebec, ha analizzato i dati relativi a circa 2,5 milioni di stelle la cui osservazione è stata resa possibile dallo Sloan Digital Sky Survey (SDSS), un telescopio da 2,5 metri di diametro situato in New Mexico. Tra tutti gli astri esaminati, ne sono stati identificati 234 simili al solei quali emettono luce con una frequenza pulsante che è stata definita come simile a quella delle lampade stroboscopiche.

Sulla base di un’ipotesi formulata nel 2012, Borra e colleghi hanno affermato che se una civiltà aliena volesse mettersi in contatto con gli abitanti di altri pianeti, plausibilmente lo farebbe inviando segnali luminosi diversi da quelli riscontrabili in natura, nella speranza che una simile anomalia attragga l’attenzione di eventuali osservatori. Questa è l’interpretazione che è stata proposta dal gruppo di ricerca per spiegare il segnale anomalo emesso dalle 234 stelle.

Per giunta, trattandosi di un numero cospicuo di corpi celesti, il segnale potrebbe essere stato inviato da un numero imprecisato di specie diverse. Anche se tale spiegazione potrebbe fornire una comoda soluzione al cosiddetto “paradosso di Fermi”, molti esponenti della comunità scientifica si sono detti scettici sull’effettiva genuinità della scoperta.

Le obiezioni illustri

L’annuncio ha generato un vivo dibattito in seno alla comunità astronomica, e anche alcune critiche più esplicite.

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UFO

Per esempio Andrew Siemion, direttore del centro di ricerca del SETI(acronimo di “Search for Extra-Terrestrial Intelligence”) presso l’università della California a Berkeley, ha sostenuto che dire di aver trovato la vita aliena sia la dichiarazione più sfacciata, anche per la risonanza mediatica tipicamente riservata a simili affermazioni. Tra le istituzioni coinvolte nel dibattito c’è anche il progetto Breakthrough Listen, sostenuto dal magnate russo Yuri Milner, da Stephen Hawking e Mark Zuckerberg.

A loro parere è troppo presto per trarre qualsiasi tipo di conclusione, in quanto il mistero potrebbe spiegato da errori dovuti alla strumentazione. In secondo luogo potrebbe trattarsi di cosiddetti falsi positivi. Questi consistono in un’errata interpretazione dei dati esaminati, e spesso dipendono dalla tendenza parzialmente inconscia di dare un fine preciso alla propria ricerca (l’identificazione di intelligenze extraterrestri in questo caso), e di conseguenza di osservare e analizzare i dati entro questa cornice concettuale, fino a volte a forzare la lettura per favorire l’interpretazione privilegiata.

Per questo motivo esistono dei protocolli concordati internazionalmente e rappresentati da istituzioni come il SETI, che prevedono che i risultati vengano confermati da diversi gruppi di ricerca indipendenti, prima di essere accademicamente accettati.

Nessun errore, sostiene il team autore della scoperta

In risposta alle critiche e ai dubbi sulla validità dei risultati prodotti dall’analisi dei dati dello SDSS, il team di Borra tuttavia ritiene di poter scartare almeno le eventuali imprecisioni di lettura causate dalla strumentazione dal momento che le condizioni anomale si sono presentate solo in un numero limitato di stelle (la percentuale di stelle anomale è di poco inferiore allo 0,01% del totale di quelle osservate).

Queste inoltre “occupano” una porzione di spettro luminoso ben delimitata e molto simile a quella del sole. Se si fosse trattato di un errore dovuto a un problema di strumentazione, la distribuzione sarebbe dovuta essere più casuale e coinvolgere un numero maggiore di stelle appartenenti a classi diverse.

Una questione aperta

Il gruppo del progetto Breakthrough Listen ha affermato di voler andare fino in fondo alla questione, per ottenere quel necessario riscontro indipendente che possa confutare o confermare in maniera definitiva la natura del segnale, e probabilmente non passerà molto tempo prima di sentire nuovamente parlare di queste 234 stelle misteriose.

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