Annata amara, quella di Facebook. Un 2018 da dimenticare, sotto tutti i punti di vista. Il colosso dei social network viene travolto dall’ennesima accusa, dopo il travagliato periodo vissuto a causa dello scandalo Cambridge Analytica: ormai fatica ad uscire dal vortice dello scandalo. Il gioiello di Zuckerberg, secondo quanto riportato in un’inchiesta del New York Times – basata su 270 pagine di documenti interni al social network e interviste a più di 60 ex dipendenti – avrebbe stretto una partnership con alcune delle più grandi realtà tecnologiche, molto più intrusive di quanto si possa pensare.

Questo, ovviamente, lede la privacy dell’utente, sempre più messo a nudo nella fitta ragnatela del web. Si apprende, da questa approfondita analisi, che Facebook avrebbe consentito l’accesso dei dati sensibili nonostante sia vietato senza previa autorizzazione esplicita. E non sono poche le società coinvolte: siti di intrattenimento, case automobilistiche, imprese tecnologiche. Insomma, chi più ne ha, più ne metta.

Da Netflix a Spotify: ecco tutti i grandi nomi coinvolti

Passiamo agli esempi più concreti. A Bing sarebbe stato permesso di raccogliere i nomi di tutti gli amici degli utenti di Facebook senza il loro consenso. Altri casi sono ancora più altisonanti, e rendono al meglio la portata dello scandalo. Parliamo di Netflix, Spotify e Royal Bank of Canada. Anche questi grandi nomi avrebbero usufruito dell’accesso ai messaggi privati che si scambiano gli utenti.

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Ricapitolando, per anni il gigante della Silicon Valley avrebbe dato alle più grandi compagnie tecnologiche un accesso più intrusivo ai dati degli utenti rispetto a quanto dichiarato.

Facebook conferma ma tuona: "Gli utenti hanno dato il consenso"

I risultati dell'inchiesta sono stati confermati anche dalla società dello stesso Zuckerberg. L'imprenditore statunitense ha però sottolineato come gli utenti abbiano espresso previo consenso a riguardo.

Netflix e Spotify hanno affermato di non conoscere i permessi che Facebook avrebbe loro concesso. La Royal Bank of Canada si è totalmente dissociata, e non ha riconosciuto alcuna implicazione nella faccenda. Una questione che lede ulteriormente l’immagine del colosso di Zuckerberg, che in questo anno ha già perso più del 20% in Borsa proprio a causa delle problematiche relative alla privacy [VIDEO].

Il sesto uomo più ricco del mondo saluterà con una smorfia amara questo negativo 2018.

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