In un momento di crescenti tensioni sulle politiche migratorie negli Stati Uniti, la popolare piattaforma di pubblicazione online Medium, con sede a San Francisco, ha adottato una posizione chiara. Il 29 gennaio 2026, il CEO Tony Stubblebine ha comunicato al team, tramite Slack, che i dipendenti avrebbero potuto usufruire del venerdì 30 gennaio per aderire allo sciopero nazionale contro la violenza della polizia dell’immigrazione (ICE). L’adesione è volontaria, ma supportata pienamente dall’azienda.

Una scelta volontaria, non una direttiva

Stubblebine ha precisato che la decisione non costituisce un “dictat politico”, ma un’opportunità.

I dipendenti sono liberi di prendersi l’intera giornata, lavorare parzialmente o orientare il proprio impegno verso obiettivi in linea con la protesta. L’obiettivo, ha spiegato, è supportare l’impegno civico senza compromettere la continuità operativa, affermando che “our business thrives when the country thrives” (il nostro business prospera quando il paese prospera).

Il ruolo della piattaforma e il contesto tecnologico

Medium ha ribadito il proprio impegno nella promozione di contenuti informativi, plurali e autentici, contrastando attivamente messaggi d’odio o discriminazione. In quest’ottica, permettere la partecipazione al movimento appare coerente con la sua missione. La piattaforma garantirà i servizi essenziali coordinando i team chiave per mantenere la stabilità editoriale e operativa durante la giornata di sciopero.

Il movimento “National Shutdown”: scopo e adesioni

Lo sciopero nazionale del 30 gennaio, denominato “National Shutdown”, è una risposta agli omicidi commessi da agenti ICE, tra cui quelli delle cittadine statunitensi Renee Good e Alex Pretti, avvenuti a Minneapolis all’inizio di gennaio. L’iniziativa, promossa da attivisti, sindacati e personalità note come Pedro Pascal, Ariana Grande e Hannah Einbinder, invita la popolazione a non lavorare, non andare a scuola e non effettuare acquisti per un giorno, in segno di protesta e per richiedere il ritiro degli agenti ICE dalle città.

Solidarietà diffusa e reazioni nelle comunità

La mobilitazione ha visto adesioni trasversali. A Minneapolis, lo “Day of Truth & Freedom” del 23 gennaio ha comportato la chiusura di centinaia di esercizi commerciali e imponenti raduni di lavoratori, sindacati e leader religiosi.

Anche nella Bay Area, diverse attività, tra cui il Roxie Theater, numerosi ristoranti e librerie, hanno sospeso le attività il 30 gennaio in segno di solidarietà. In contrapposizione, avvisi di possibili sanzioni disciplinari sono stati diffusi in alcune scuole della Georgia meridionale per scoraggiare la partecipazione degli studenti ai cortei.

Il significato per il settore tech e oltre

La decisione di Medium rappresenta un’eccezione significativa nel panorama tecnologico. Una cultura aziendale spesso caratterizzata da ritmi serrati e dalla cosiddetta “hustle culture” ha qui lasciato spazio a un atto di responsabilità civile. Consentire un giorno di protesta volontaria, senza penalità o pressioni, indica una valorizzazione dei valori aziendali superiore al mero profitto.

In un contesto in cui molte aziende mantengono una posizione neutra o addirittura compiacente verso le politiche governative, Medium sceglie di manifestare la propria identità etica.

In sintesi, Medium non impone la partecipazione allo sciopero, ma crea le condizioni per favorirla, bilanciando con cura diritti civili e responsabilità aziendale. Questa posizione offre un modello per altre aziende tech che desiderano allinearsi a valori progressisti, dimostrando la possibilità di coniugare l’impegno civico con il mantenimento dell’operatività.