La controversia sul restauro dei capolavori perduti del cinema incontra oggi l’intelligenza artificiale. Il progetto promosso dalla startup Fable (nota anche come Showrunner), sostenuta da Amazon, mira a ricreare i 43 minuti tagliati da The Magnificent Ambersons (1942) di Orson Welles, utilizzando una combinazione di tecnologia generativa, deepfake e riprese con attori su set ricostruiti – il tutto partendo da foto, note, sceneggiature originali e materiali di produzione.
Origine e ambizioni del progetto AI
Il progetto è stato presentato per la prima volta da Showrunner alla 82ª Biennale di Venezia nel settembre 2025.
L’azienda intende utilizzare il proprio modello AI chiamato FILM‑1 per generare le scene mancanti, combinando attori in carne e ossa il cui volto viene poi sostituito digitalmente per somigliare ai membri del cast originale. Brian Rose, cineasta impegnato da anni nella ricostruzione del film tramite animazione e materiali d’archivio, collabora al progetto. Il suo lavoro ha già visto la ricostruzione di migliaia di fotogrammi, set in 3D e movimenti di macchina fedeli allo stile wellesiano.
Motivazioni e spirito dell’iniziativa
Edward Saatchi, ceo di Fable/Showrunner, definisce il recupero dei fotogrammi mancanti come un’operazione di amore cinematografico, qualcosa che ritiene il “sacro graal del cinema perduto”.
L’obiettivo dichiarato non è commerciale ma accademico: dare forma al visionario progetto originario di Welles, dopo otto decenni in cui il film è esistito in una veste mutilata.
Ostacoli legali e reazioni del patrimonio Welles
La mancata consultazione con l’erede di Orson Welles ha generato disapprovazione. L’agente dell’erede Beatrice Welles ha definito l’iniziativa come un’operazione volta a sfruttare il genio creativo di Welles, senza il dovuto rispetto. Tuttavia, in seguito son nate aperture: la figlia di Welles ora crede che l’approccio sia mosso da “enorme rispetto” verso la figura del suo celebre padre.
Va inoltre sottolineato che Showrunner non detiene i diritti sul film: la proprietà intellettuale appartiene a Warner Bros.
Discovery e Concord (proprietaria dell’archivio RKO). Di conseguenza, la ricostruzione non potrà essere distribuita pubblicamente a fini commerciali.
Valore artistico e limiti della tecnologia
Anche tra gli appassionati emergono dubbi. La figlia dell’attrice Anne Baxter – presente nella versione originale – afferma: “non è la verità, è la creazione di una verità altrui”. Lo scrittore Aaron Bady introduce una riflessione filosofica: l’arte nasce dalla morte, dalla perdita e dalla fine. Secondo lui, eliminare quell’assenza con una simulazione artificiale rischia di snaturare il senso profondo dell’opera.
Restano anche questioni tecniche: segnalazioni indicano errori evidenti in alcune sequenze AI, come attori con due teste o sorrisi innaturali.
La sfida più complessa è ricreare la bellezza cinematografica originale, in particolare il tono emotivo e l’estetica wellesiana.
Contesto e prospettive future
Il dibattito sull’AI nel cinema si intensifica. I sindacati hollywoodiani e alcune cause legali mettono in luce la fragilità dell’equilibrio tra innovazione tecnologica e tutela creativa. Il progetto Ambersons rappresenta un campo di prova emblematico: un tentativo di restauro che potrebbe ispirare futuri lavori simili, ma richiede equilibrio tra ambizione tecnica, rispetto dei diritti e senso artistico.
Se realizzato e autorizzato, il film ricostruito non sostituirebbe la versione ufficiale, ma potrebbe diventare un capitolo ibrido tra ricerca, omaggio e riflessione sul ruolo dell’AI nel recupero della memoria culturale.
Il cammino intrapreso da Fable/Showrunner è ambizioso e diviso tra devozione cinefila e interrogativi etici. Alla base c’è un interrogativo che va al cuore della creatività contemporanea: può fare arte chi ricostruisce ciò che è andato perduto? E a quale prezzo?