Il documentario “Melania”, dedicato alla First Lady Melania Trump e distribuito da Amazon MGM, ha registrato un debutto eccezionale, segnando il miglior weekend d’esordio per un documentario nell’ultimo decennio. Negli Stati Uniti, il film ha incassato circa 7 milioni di dollari in soli tre giorni, partendo da 1.778 sale. Tuttavia, già nel suo secondo weekend, l’entusiasmo iniziale ha lasciato spazio a un brusco calo: il box office americano è precipitato del 67%, attestandosi tra 2,37 e 2,4 milioni di dollari, nonostante l’espansione a 2.003 sale.
Un investimento ingente e un ritorno incerto
Con un investimento complessivo stimato tra i 40 e i 75 milioni di dollari – cifra che supera di gran lunga la maggior parte dei documentari, includendo 40 milioni per i diritti e altri 35 per il marketing – il film appare destinato a non rientrare dei costi attraverso le sole entrate cinematografiche. Il calo del 67% nel secondo weekend e la proiezione di un totale domestico attorno ai 13,3-13,5 milioni rafforzano l’ipotesi di una mancata redditività sul grande schermo.
La strategia Amazon tra cinema e streaming
Kevin Wilson, responsabile della distribuzione domestica di Amazon MGM, ha difeso il progetto, sottolineandone il valore strategico. Secondo Wilson, “il cinema e lo streaming rappresentano due momenti distinti di generazione del valore”, utili ad accrescere awareness e coinvolgimento prima della release su Prime Video.
In effetti, il film è accompagnato da una docuserie complementare la cui visibilità digitale potrebbe contribuire al recupero degli investimenti.
Critiche feroci e un pubblico entusiasta
Il documentario è stato accolto in modo estremamente negativo dalla critica, con punteggi bassissimi su Rotten Tomatoes e Metacritic (intorno al 10% e 7/100). Su IMDb, il film ha raggiunto temporaneamente un punteggio di 1,3/10, segnando un record negativo. Al contrario, il pubblico ha reagito con un entusiasmo quasi unanime: il film vanta un 99% di audience score su Rotten Tomatoes, ha ottenuto un CinemaScore “A” e i dati PostTrak segnalano un netto interesse per la rivisitazione su Prime Video. Tuttavia, questo dato resta controverso, con accuse di manipolazione del pubblico attraverso acquisti in blocco di biglietti e presunte pressioni in ambienti militari e politici.
Performance globali e dibattito culturale
Al di fuori degli Stati Uniti, le performance sono risultate modeste. Nel Regno Unito, il film ha esordito al 29º posto, incassando circa 33.000 sterline da 155 schermi. In Australia, si è fermato al 31º posto con circa 32.399 dollari da 33 sale, con un guadagno medio per schermo inferiore ai 1.000 dollari. Anche in Italia i risultati sono stati poco brillanti.
Il documentario si inserisce in un clima culturale fortemente polarizzato. Alcuni ambienti lo interpretano come propaganda politica, mentre celebrità e opinionisti lo hanno criticato apertamente, evocando teorie di “rigged outcome” per il suo successo al botteghino. Su piattaforme online, il dibattito è acceso e accusatorio, con utenti convinti che le recensioni pubbliche siano manipolate.
In sintesi, “Melania” ha vissuto un esordio memorabile per un documentario, grazie a una strategia mediatica potente e a un pubblico segmentato. Tuttavia, il rapido declino commerciale e la scarsissima accoglienza critica suggeriscono una redditività incerta. Il suo successo futuro dipenderà dunque dalla performance su Prime Video e dall’impatto della docuserie associata.