Un tribunale di Atene ha emesso un verdetto definitivo nello scandalo noto come “Greek Watergate” o “Predatorgate”: Tal Dilian, fondatore di Intellexa, insieme a tre suoi collaboratori, è stato condannato a una pena detentiva di otto anni per l’uso illegale dello spyware Predator contro politici, giornalisti e figure istituzionali. Il caso, esploso nel 2022, ha sollevato un forte dibattito sul diritto alla privacy e sul controllo delle tecnologie di sorveglianza.

Il verdetto e le pene

Il tribunale penale di Atene ha riconosciuto i quattro imputati colpevoli di violazione della «riservatezza delle comunicazioni telefoniche» e di accesso illegale a sistemi informatici, oltre che di alterazione ripetuta di archivi di dati personali.

La pena complessiva raggiunge i 126 anni e otto mesi, ma la legge greca ne limita l’espiazione effettiva a otto anni. Il provvedimento resta sospeso in attesa dell’esito dell’appello.

I protagonisti del processo

I condannati includono Tal Dilian; la sua socia Sara Aleksandra Fayssal Hamou; Felix Bitzios, ex amministratore delegato e azionista di Intellexa; e Yiannis Lavranos, proprietario della società Krikel, attraverso la quale sarebbe stato acquistato lo spyware Predator. Il tribunale ha escluso attenuanti, sottolineando l’intento condiviso nell’illecita attività di accesso e trattamento dei dati personali.

Il contesto dello scandalo Predator

Lo scandalo è emerso nel 2022 quando il leader del PASOK e europarlamentare Nikos Androulakis scoprì di essere stato intercettato tramite il malware Predator.

A seguire, si è appreso che oltre 90 persone – tra cui giornalisti, ministri, ufficiali militari e soci imprenditoriali – erano state spiati. Il software permetteva l’accesso a messaggi, foto e persino il controllo remoto di microfono e fotocamera.

Caduta di figure istituzionali

Lo scandalo ha prodotto effetti politici di rilievo: sono stati costretti a dimettersi il capo dell’EYP (i servizi segreti greci) e un alto assistente del primo ministro. Gli sviluppi hanno provocato anche un voto di sfiducia nel 2023, poi respinto, e acceso accuse contro il governo per il presunto uso illegale dello spyware.

Sanzioni internazionali e ulteriori indagini

Nel 2024 il governo statunitense ha imposto sanzioni a Intellexa, Dilian e Hamou, a causa delle attività dello spyware Predator considerate contrarie alla sicurezza nazionale.

L’attuale sentenza ha inoltre disposto un rinvio agli inquirenti per verificare eventuali crimini più gravi, tra cui spionaggio.

Un episodio che dimostra come l’innovazione tecnologica, se fuori controllo, possa minare i fondamenti della democrazia e della privacy. Lo stato deve vigilare affinché l’uso delle tecnologie resti trasparente e conforme ai diritti fondamentali.