Elon Musk punta a rivoluzionare l'infrastruttura AI con un piano ambizioso: spostare gran parte della potenza di calcolo nell'orbita terrestre. Il primo passo concreto è la richiesta alla Federal Communications Commission (FCC) per il lancio di un milione di satelliti, concepiti come veri e propri data center spaziali, capaci di offrire un'elevata capacità di calcolo alimentata direttamente dalla luce solare.
Fusione strategica e operatività orbitale
Il 3 febbraio 2026, SpaceX ha formalizzato la fusione con xAI, dando vita a un colosso da 1,25 trilioni di dollari.
L'obiettivo è integrare lancio spaziale, intelligenza artificiale e reti di comunicazione, ponendo le basi per sistemi di calcolo avanzati in orbita. Questa operazione strategica precede la prevista IPO di SpaceX nel 2026 e giustifica la visione di un'infrastruttura AI spaziale.
La richiesta alla FCC, presentata poco prima o subito dopo la fusione, delinea il lancio e l'operatività di satelliti data center a quote comprese tra 500 e 2.000 km. Questi saranno collegati otticamente, tramite laser ad alta larghezza di banda, alla costellazione Starlink e alle stazioni terrestri.
I vantaggi dello spazio secondo Musk
Musk ha spiegato la logica dietro questa strategia nel podcast “Cheeky Pint”: l'energia solare nello spazio è circa cinque volte più efficiente rispetto alla Terra, eliminando la necessità di infrastrutture terrestri, sistemi di raffreddamento complessi e batterie.
Musk prevede che entro 30-36 mesi lo spazio diventerà l'ambiente più economicamente vantaggioso per l'AI, e che tra cinque anni la maggior parte della potenza di calcolo sarà già in orbita. L'ambizione è raggiungere una civiltà di Tipo II sulla scala di Kardashev, sfruttando una frazione significativa dell'energia solare.
Sfide tecniche e fattibilità
Il progetto non è esente da critiche e scetticismo. Esperti come Alexander Wyglinski (WPI) e Olivier de Weck (MIT) evidenziano ostacoli significativi: gli alti costi di lancio (oltre 1.000 dollari per chilogrammo), la necessità di schermatura dalle radiazioni cosmiche, la gestione della dissipazione termica in assenza di atmosfera, la crescente congestione spaziale e la complessità della manutenzione hardware remota.
Altri analisti, come ARK Invest, ritengono che solo sistemi di lancio rivoluzionari come Starship potranno rendere il progetto tecnicamente ed economicamente sostenibile, ipotizzando una fattibilità entro il 2026.
Tempistiche e analisi di mercato
La FCC ha avviato una consultazione pubblica sul progetto, con scadenza 6 marzo 2026, senza definire tempistiche precise per i lanci. Analisti di settore e Deutsche Bank prevedono un proof-of-concept tra il 2027 e il 2028, con dispiegamenti su larga scala, potenzialmente centinaia di satelliti, solo nel decennio successivo.
Impatto e prospettive future
La realizzazione di data center spaziali offrirebbe vantaggi notevoli, tra cui sicurezza fisica intrinseca, sostenibilità energetica e assenza di impatto ambientale terrestre.
Tuttavia, la piena realizzazione appare un obiettivo a medio-lungo termine, strettamente dipendente da innovazioni continue nel settore dei lanci, della robotica, della dissipazione termica orbitale, delle comunicazioni laser inter-satellite e dei servizi di manutenzione remota. L'evoluzione normativa, la gestione del traffico orbitale e i costi energetici terrestri influenzeranno ulteriormente questo percorso. Con Starship, xAI e Starlink sotto un'unica entità, SpaceX si posiziona come attore chiave in questa trasformazione.
L'iniziativa di Musk porta per la prima volta lo spazio al centro dell'infrastruttura AI, proponendo una visione radicale che richiederà tempo, ingenti risorse e soluzioni ingegneristiche avanzate. Se realizzata, questa strategia potrebbe ridefinire profondamente l'economia globale del calcolo.