L’articolo di TechCrunch del 4 marzo 2026 evidenzia una tendenza che coniuga energia rinnovabile, cooling efficiente e modularità: i data center offshore galleggianti. L’idea emerge come risposta concreta al problema dell’approvvigionamento energetico per i data center AI. Invece di pensare alle infrastrutture nello spazio, meglio portarle in mare. «Before we go off‑world, we should go offshore», afferma il CEO di Aikido Technologies, parafrasando la potenza del mare rispetto allo spazio per alimentare e raffreddare server ad alta densità.
Aikido Technologies: prototipo sommergibile e lancio UK per il 2028
Aikido sta sviluppando un prototipo da 100 kW da installare in un pod sommerso collegato a una turbina eolica galleggiante al largo della Norvegia entro fine 2026. L’obiettivo più ambizioso è un impianto offshore nel Regno Unito nel 2028, con turbina da 15–18 MW alimentante un data center da 10–12 MW. Questa configurazione consente di ridurre la latenza energetica, attingendo direttamente all’energia prodotta sopra la piattaforma, con batterie di buffer per stabilizzare l’alimentazione.
Vantaggi: raffreddamento passivo, accettabilità locale, manutenzione rapida
La collocazione in mare offre raffreddamento diretto tramite acqua marina fredda, semplificando drasticamente la gestione termica dei server—una criticità sia per i centri terrestri sia per quelli spaziali.
Inoltre, l’assenza di comunità residenziali vicino alle turbine e data hall offshore ne aumenta l’accettabilità sociale, aggirando resistenze tipiche dei progetti infrastrutturali «on‑shore».
Limiti tecnici: corrosione, ancoraggio, ambienti marini ostili
Il contesto offshore è gravoso: le correnti marine, la salsedine e il moto ondoso richiedono robustezza nei materiali, nei sistemi di connessione elettrica e dati, e impongono sistemi di ancoraggio affidabili. Bisogna quindi progettare container resistenti alla corrosione, connessioni marine sottoposte a stress e modulistica adattabile al moto delle onde.
Trend globale: soluzioni galleggianti e subacquee emergono ovunque
Il caso Aikido si inserisce in un quadro internazionale in cui l’uso del mare come infrastruttura digitale è percepito come strategico.
Secondo GlobalData, data center galleggianti e subacquei sfruttano acqua marina per il raffreddamento, riducendo uso di suolo e risorse idriche, e possono essere modulati in scala megawatt. In Cina, un data center sottomarino commerciale a Hainan è operativo dal febbraio 2025, con raffreddamento naturale da acqua di mare e prossimi progetti in abbinamento con eolico offshore nella baia di Shanghai.
Anche Keppel Data Centres in Asia esplora soluzioni near‑shore con design modulare che sfrutta raffreddamento marino, riduzione del consumo di acqua potabile e plug‑and‑play per modulo. E in Giappone un consorzio guidato da NYK Line, NTT e Eurus Energy intende sperimentare un mini data center galleggiante alimentato a energia solare e storage mediante batterie, con test previsto per il 2025 a Yokohama.
Dalla space economy al sea economy
Se alcune visioni pensano ai data center nello spazio per sfruttare freddo radiativo e energia solare continua, la via marina è oggi più pragmatica. Il raffreddamento naturale, l’energia eolica affidabile e la modularità ne fanno un percorso concreto e scalabile per rispondere alle esigenze AI di potenza, efficienza e rapporto tempi‑costi. Sono infrastrutture capaci di superare vincoli di suolo, di consumo idrico, e di tempi autorizzativi.
In sintesi, l’approccio offshore rappresenta una strategia sostenibile, avanzata e realistica per l’espansione dell’infrastruttura digitale nell’era dell’intelligenza artificiale—una proposta concreta che oggi vince sulla speculazione spaziale, grazie a soluzioni tecniche mature e urgente risposta alle sfide energetiche e ambientali.