Emil Michael, ex dirigente Uber e oggi figura di spicco nel Dipartimento della Difesa statunitense, è tornato sotto i riflettori. Un'intervista rilasciata a marzo 2026 lo vede ripercorrere la sua amara uscita da Uber e affrontare il conflitto attuale tra il Pentagono e Anthropic, la società di intelligenza artificiale dietro il modello Claude.

L'uscita da Uber e il rancore verso gli investitori

Nell’intervista con Joubin Mirzadegan, Michael ha espresso il suo profondo risentimento verso gli investitori che lo estromisero da Uber, insieme a Travis Kalanick.

Alla domanda sul suo licenziamento, rispose con un categorico “Effectively”. Michael si dimise otto giorni prima di Kalanick, a seguito di un’indagine interna guidata da Eric Holder, che ne raccomandò la rimozione pur non essendo direttamente coinvolto nelle accuse. La sua posizione è chiara: “Non dimenticherò né perdonerò mai”. Sia lui che Kalanick credevano che gli investitori avessero privilegiato i guadagni a breve termine, sacrificando la visione di Uber come “società da trilioni di dollari” e il suo potenziale nell’ambito della guida autonoma.

Anthropic e la sicurezza nazionale: lo scontro

Il suo nuovo incarico al Dipartimento della Difesa ha portato Michael al centro della controversia con Anthropic.

Il Pentagono ha etichettato l’azienda come “supply‑chain risk”, proibendo l’utilizzo dei suoi prodotti nei sistemi militari. Michael ha sostenuto che Anthropic non può imporre le proprie preferenze politiche al di sopra delle leggi e delle procedure interne, paragonando la situazione all'acquisto di Microsoft Office, dove l'azienda non detta il contenuto dei documenti. Ha inoltre evidenziato il rischio che la Cina, attraverso tecniche di distillazione, possa replicare versioni complete del modello Claude, lasciando il Pentagono in una posizione di svantaggio unilaterale in caso di conflitto.

Questa posizione è stata formalizzata il 27 febbraio 2026, quando il segretario Pete Hegseth ha ufficialmente etichettato Anthropic come rischio per la catena di approvvigionamento, vietando ogni collaborazione militare.

L’azienda ha prontamente reagito, avviando un’azione legale per contestare e revocare tale designazione.

Il conflitto tra Pentagono e Anthropic: etica e potere

Il confronto tra Pentagono e Anthropic si configura come uno scontro emblematico tra l’esigenza di controllo militare e le salvaguardie etiche. Anthropic ha espresso la sua opposizione all’uso della propria IA per sorveglianza di massa o armi autonome, principi considerati fondamentali da Dario Amodei. Il Pentagono, al contrario, ha richiesto accesso illimitato ai sistemi, anche paventando l’uso del Defense Production Act per imporre la conformità.

La designazione di Anthropic come “supply‑chain risk” ha generato ampie critiche sia in ambito politico che industriale.

Ex generali e leader tecnologici, tra cui Paul Nakasone, hanno definito la mossa pericolosa, capace di compromettere la fiducia della Silicon Valley nella collaborazione con la Difesa. Si evidenzia che è la prima volta che tale etichetta viene applicata a un’azienda statunitense, e Anthropic ha ora sei mesi per disconnettersi dai sistemi militari, con un contenzioso legale che si preannuncia lungo e incerto.

Dall'esperienza Uber al Pentagono: un filo conduttore

Un filo conduttore lega il risentimento di Michael verso gli investitori di Uber e la sua fermezza contro Anthropic: la visione del futuro. Michael è convinto che decisioni affrettate e focalizzate sul breve termine possano compromettere programmi rivoluzionari, dalla guida autonoma all’adozione responsabile dell’IA militare.

La sua narrazione, che spazia dalla vendetta personale alla tutela della sicurezza nazionale, evidenzia il potere e i rischi dell’innovazione tecnologica negli ecosistemi aziendali e istituzionali.

Il percorso di Michael rivela una tensione costante tra ambizione visionaria e sistemi decisionali consolidati, offrendo una lezione significativa in un’epoca di crescente complessità tra tecnologia, etica e sicurezza nazionale.