Le tecnologie di guida autonoma sono al centro di un acceso dibattito, specie per la sicurezza dei sistemi di assistenza alla guida. Tesla, leader nei veicoli elettrici, è sotto i riflettori per due casi legali legati a incidenti mortali.

Accordo in California e indagini federali

Un accordo extragiudiziale ha chiuso una causa civile connessa a un incidente mortale avvenuto in California nel 2023. Tesla ha raggiunto un'intesa con la famiglia di Johna Story, 71 anni, tragicamente investita da una Tesla Model Y. L'incidente si è verificato mentre la signora Story era scesa dal suo veicolo per dirigere il traffico attorno a un precedente sinistro, causato dal bagliore del sole.

Il veicolo utilizzava il sistema avanzato Full Self-Driving (Supervised). La National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha avviato nel 2024 un'indagine sul software FSD di Tesla, a seguito di quattro incidenti segnalati in condizioni di scarsa visibilità, incluso quello della signora Story. L'inchiesta è stata intensificata nel marzo 2026, trasformandosi in un'analisi ingegneristica, per la presunta incapacità del sistema di rilevamento del degrado di Tesla di identificare e/o avvisare adeguatamente i conducenti in condizioni di visibilità compromessa. Nell'ottobre 2025, la NHTSA ha aperto un'altra indagine dopo segnalazioni di FSD che avrebbe causato il superamento di semafori rossi o l'invasione di corsie sbagliate.

Sebbene l'accordo ponga fine alla causa della famiglia, le indagini federali rimangono aperte e potrebbero portare a richiami di veicoli.

Il caso del Texas: accusa di negligenza

Parallelamente, una vicenda giudiziaria scuote Tesla in Texas. La famiglia di Martha Avila, una nonna texana di 76 anni, ha citato in giudizio l'azienda dopo che la donna è stata uccisa il 19 giugno in un incidente. Un conducente di un Model 3, che stava usando il sistema di assistenza alla guida automatizzato, ha sfondato il muro della sua casa nella periferia di Houston. Secondo la denuncia, Tesla, guidata da Elon Musk, sarebbe responsabile per l'omicidio colposo della signora Avila, a causa di negligenza grave e per non aver avvertito che i suoi sistemi Autopilot e Full Self-Driving fossero difettosi.

La figlia di Avila, Jennifer Barbour, e suo marito, Justin Barbour, hanno dichiarato che il conducente del Model 3, Michael Butler, ha riferito alle forze dell'ordine di aver attivato l'Autopilot prima dell'impatto. La signora Avila è deceduta in ospedale, mentre Justin Barbour ha riportato ferite. La causa, depositata in un tribunale statale del Texas, richiede un risarcimento superiore a 1 milione di dollari in danni, oltre a risarcimenti punitivi per il presunto "disprezzo sconsiderato per un rischio significativo di gravi lesioni corporali" da parte di Tesla. Michael Butler è anch'egli nominato come convenuto. Tesla e Musk non hanno rilasciato commenti. Elon Musk ha commentato su X che il sistema FSD "guida lentamente nelle strade residenziali e questo è stato un incidente ad alta velocità".

Ashok Elluswamy, vicepresidente del software AI di Tesla, ha aggiunto su X che "il guidatore ha disattivato manualmente la guida autonoma premendo l'acceleratore fino al 100% in quest'area residenziale".

Indagini NHTSA e sistemi di assistenza

Le indagini della NHTSA sono cruciali per la valutazione dei sistemi di guida autonoma. Dal 2016, l'agenzia ha avviato quasi 50 indagini speciali su incidenti che coinvolgono veicoli Tesla con sistemi di assistenza avanzata alla guida, con circa due dozzine di decessi segnalati. A marzo, l'agenzia ha intensificato un'indagine su 3,2 milioni di Tesla equipaggiate con Full Self-Driving, temendo che il sistema possa non rilevare o avvisare il conducente in condizioni di scarsa visibilità.

Nel 2023 Tesla ha richiamato circa 2 milioni di veicoli per assicurarsi che i conducenti prestassero attenzione quando utilizzavano l'Autopilot. Il sistema Autopilot di Tesla permette ai veicoli di sterzare, accelerare e frenare entro le corsie; il Full Self-Driving consente al veicolo di riconoscere segnali stradali e cambiare corsia. L'azienda ha sempre ribadito che entrambi i sistemi richiedono conducenti "completamente vigili" con le mani sul volante, sottolineando la necessità di una supervisione umana costante.