Non ci saranno "ricatti" a Telecom nel provvedimento che il Consiglio dei Ministri licenzierà domani. Non ci saranno "sorprese", per usare le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Delrio e del sottosegretario con delega alle Comunicazioni Giacomelli, nel senso che "non si sono ipotesi di arbitrari spegnimenti della rete", o di "switch off obbligati". Era questo il principale timore di Telecom e di Fastweb, le due principali aziende telefoniche italiane, timore che in questi ultimi giorni era stato ampiamente raccolto da alcuni importanti quotidiani, a partire dal "Sole 24 Ore".

Il quotidiano di Confindustria aveva parlato esplicitamente di "ricatto" nei confronti di Telecom, alludendo all'obbligo - che sarebbe stato previsto nel provvedimento in preparazione da parte del governo - di passare obbligatoriamente alla banda larga, abbandonando il vecchio "doppino" di rame entro il 2030. Il Sole 24 Ore, con un editoriale di Alessandro Plateroti, aveva criticato il rischio di "dirigismo" statale contro la proprietà privata e il libero mercato che sarebbe stato insito in questa scelta ed aveva anche chiamato direttamente in causa la Cassa Depositi e Prestiti, proprietaria di Metroweb, il cui tentativo di accordo con Telecom era naufragato per decisione dei vertici dell'azienda telefonica.

Plateroti aveva per questo parlato di "ritorsione" del governo. 

Cosa temevano Telecom e Fastweb, in sostanza? Che il governo fissasse una data entro la quale fosse obbligatorio per le aziende di telefonia fornire il servizio universale a 30 megabit per secondo solo su reti a banda ultralarga, spegnendo dunque la rete in rame, che ad oggi rappresenta il grosso della rete telefonica, se si fa eccezione per le grandi città.

E' certamente un dato di fatto - come scrivono gli esperti, compresi i commentatori che in questi giorni si sono schierati contro il rischio di "statalismo" da parte del governo - che gran parte dell'Italia è molto indietro quanto a velocità della rete. Ma decidere con un atto del governo quali politiche industriali una azienda privata debba abbandonare e quali debba preferire - si spiegava in questi commenti - rischierebbe di essere un atto sbagliato oltre che miope. 

Per questo le dichiarazioni di oggi del governo - niente spegnimenti arbitrari della rete, non ci saranno sorprese, il problema dell'Italia è colmare il ritardo digitale - hanno rassicurato i vertici Telecom e Fastweb.

Il titolo di Telecom in Borsa è salito dell'1,31 per cento.

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