La polizia postale ha lanciato l’allarme: in tutta Italia si va sempre più diffondendo una truffa portata a termine attraverso i telefoni cellulari. Tutto parte con una chiamata, o ancora più spesso con un semplice squillo che arriva da un numero straniero; la maggior parte delle volte proviene dalla Tunisia, anche se con il passare del tempo aumentano sempre di più i prefissi di altri Paesi stranieri. Ogni volta l’ignaro utente non fa in tempo a rispondere, perché linea cade subito. In molti, spinti da curiosità, decidono di comporre quel numero: è in quell’esatto momento che cadono nel tranello.

Infatti la nuova chiamata prosciuga il credito del malcapitato. Questi raggiri, comunemente chiamati Ping calls, già erano apparsi durante lo scorso inverno: negli ultimi giorni si sta assistendo ad una nuova ondata di truffe, con decine di segnalazioni.

L’espediente dell’audio dei film a luci rosse

Il meccanismo della frode è piuttosto semplice: chiunque decida di richiamare quel numero viene immediatamente reindirizzato verso una linea telefonica a pagamento, che può arrivare a costare anche 1,50 euro al secondo.

Per attirare la curiosità dell’ignara vittima e farla rimanere in linea il più a lungo possibile, i truffatori hanno escogitato un furbo espediente: infatti, quando si telefona, in sottofondo si sentono delle voci, che sembrano essere state estrapolate da un film a luci rosse. Così in molti, invece di riagganciare immediatamente, rimangono ad ascoltare, mentre il contascatti continua a girare. Alla fine il guadagno di queste chiamate finisce nelle tasche dei malviventi.

Inoltre si teme che, nel caso lo sfortunato utente non utilizzi ricariche, ma si faccia addebitare i costi dei consumi direttamente sul proprio conto corrente, i truffatori potrebbero riuscire ad impossessarsi dei dati sensibili della vittima.

I consigli della polizia postale

La polizia postale spiega che le truffe avvengono di solito la sera, prima di cena, quando la gente ha già finito di lavorare e può dedicare del tempo alle telefonate.

Quindi gli agenti invitano ad evitare di richiamare, denunciando immediatamente quanto accaduto, per permettere alle forze dell’ordine di raccogliere tempestivamente tutti gli elementi utili sulla vicenda. Infine elencano i prefissi che sono stati segnalati più spesso negli ultimi giorni: in cima alla lista c’è quello della Tunisia (+216). Tuttavia i Paesi coinvolti sono sempre di più: Kosovo (+383), Tanzania (+255), Gran Bretagna (+44), Lettonia (+371), Bielorussia (+375), Moldavia (+373) e perfino le isole Vanuatu, nel Sud Pacifico (+678).

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Ma chi è che materialmente fa la telefonata? Di solito non sono persone in carne ed ossa, ma software che compongono dei numeri a caso, oppure utilizzano i dati ottenuti in modo illegale sul web.

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