Il Pianista è un bellissimo film di Roman Polaski. La storia è ambientata nel 1940, siamo nel bel mezzo della seconda guerra mondiale. In questa occasione 360 mila ebrei vengono chiusi dai nazisti nel ghetto di Varsavia, in Polonia. Le condizioni disagiate in cui sono costretti a vivere non permettono a tutti di continuare una dignitosa esistenza, ne restano in vita soltanto 20, tra questi c'è il pianista Wladyslaw Szpilman. Il pianista riesce a sottrarsi alla deportazione nei campi di sterminio perché un ufficiale tedesco lo nasconde in soffitta, dopo averlo sentito eseguire al pianoforte un brano di Chopin.

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La città è un cumulo di macerie, le case sono vuote, non c'è nulla da mangiare e fa freddo. Il pianista per mesi vive come un cane randagio. Esce dalla sua tana soltanto quando l'Arma Rossa e i sovietici si presentano con i loro eserciti a liberare Varsavia dal comando nazista.

La loro presenza nella città è il segnale di salvezza, ma anche l'ultimo colpo di fortuna per il nostro protagonista. Il Pianista racconta la storia vera di Wladyslaw Szpliman, autore del libro omonimo pubblicato nel 1999, ma è anche la vita di Roman Polaski scampato al ghetto di Cracovia.

Premi vinti

Adrien Brody, l'attore che interpreta il pianista, ha vinto nel 2003 l'Oscar e il Premio César come migliore attore; Roman Polaski ha intascato nel 2002 la Palma d'Oro, mentre nel 2003 l'Oscar e il Premio César come migliore regista e sempre nel 2003 il Premio César come miglior film e il British Academy Film Award al miglior film. Ronald Haewood si è aggiudicato nel 2003 l'Oscar alla migliore sceneggiatura non originale.

Un po' di storia raccontata nel film

A Varsavia il 30% della popolazione era ebrea.

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All'interno del ghetto palpitava una vita esagitata di commerci e antichi rituali religiosi. La situazione cambiò un anno dopo l'invasione della Polonia da parte delle truppe tedesche. Il 16 ottobre 1940, il governo di Berlino emanò un decreto, dove tutti gli ebrei residenti all'esterno del ghetto erano obbligati a trasferirvisi. Gli ariani che vi risiedevano erano tenuti a traslocare nelle zone "pulite" della città. Quello che in apparenza rappresentava un semplice scambio di alloggi, in realtà si rivelò la prima fase di un'operazione di sterminio. Nella notte fra il 15 e il 16 novembre il ghetto venne attorniato da una schermata di filo spinato, alto tre metri. In tempo brevissimo fu edificato un muro di cinta, sorvegliato dalle truppe naziste. Il ghetto era isolato e ogni forma di fuga era impossibile. La situazione al suo interno divenne inverosimile: fame, freddo, condizioni disperate e sovrumane. Tuttavia il ghetto, per chi ci viveva, era un luogo familiare, tanto da consentire ai suoi abitanti diverse forme di resistenza.

Ma era una lotta tra Golia e Davide. Per quasi un mese i tedeschi attaccarono con tutti i mezzi disponibili il ghetto trasformandolo in un cimitero. I cadaveri erano ammassati per le strade, inceneriti, trivellati dalle pallottole, giustiziati sul posto o nei campi di sterminio. L'unico canale di fuga rimanevano le fogne, dove si navigava in apnea in mezzo a una latrina. Solo poche persone fuggite dal ghetto hanno potuto affermare di essere uscite dall'inferno e tra queste persone c'era Wladyslaw Szpilman, il pianista, morto nel 2000 a 88 anni.