Hannibal è una serie statunitense creata da Bryan Fullernel 2013. Come richiama il titolo, la storia è incentrata sul personaggio di finzione di Thomas Harris, Hannibal Lecter, psichiatra che nasconde un’indole omicida e cannibalistica. Più che seguire e basarsi sul plot dei libri dell’autore, la serie mette in gioco molto di più il personaggio di Will Graham, profiler dell’FBI che riesce ad empatizzare con gli assassini che studia.

Hannibal è soprattutto imperniato sul rapporto catartico e particolare che instaurano il nostro psichiatra e il profiler.

Negli Stati Uniti è stata trasmessa dal network americano NBC che, dopo l’attuale terza stagione, ha deciso definitivamente di scindere il contratto, causa del poco share di pubblico. Di conseguenza, in questo periodo, il fanbase del telefilm, oltre che Bryan Fuller, si è mobilitato su tutti i social per trovare una “nuova casa” alla serie.

Nonostante sia Amazon che Netflix fossero interessate, si è dovuto rinunciare perché pretendevano dei tempi di produzione molto stretti, ossia una lavorazione alla sceneggiatura estremamente veloce e di conseguenza, non si sarebbero potute elaborare al meglio le idee.

La fase della creazione e l'aspetto della violenza

Hannibal non può sottostare ad un lavoro rapido e pragmatico. Bisogna mettere in chiaro quanto sia considerata non solo dai fan, ma anche dai critici, come un’opera d’arte e come tale ha bisogno del suo studio e dei suoi tempi (per la terza stagione si è dovuto aspettare più di un anno!).

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Il fatto poi che non abbia colpito il grande pubblico, ma solo una stretta base di sostenitori, fa intendere quanto sia un prodotto difficile da intuire e da comprendere; oltre ai dialoghi a metà tra il filosofico ed il psicologico, l’atmosfera poco realistica ma estremamente cupa, e la grande quantità di violenza intollerabile e seducente al tempo stesso, rendono Hannibal un prodotto, o meglio, un oggetto d’arte, unico nel suo genere.

Le interpretazioni non sono da meno: Mads Mikkelsenè un perfetto interprete del nostro cannibale, e non mira affatto ad emulare la celebre interpretazione di Anthony Hopkins, ma riesce a ricreare insieme ad un impeccabile Hugh Dancy (Will Graham), una congiunzione e una manipolazione mentale mai visti prima d’ora tra due personaggi. Lo studio di questa relazione è l’aspetto più nuovo e creativo; al centro di stanze buie e monocromatiche, in un ambiente che non vede mai la luce neanche all’esterno, si intreccia la storia, tra crimini feroci ma sempre simbolici.

Non esiste un’immagine di violenza che sia puramente gratuita; lo scopo è quello di dimostrare la bellezza anche nelle cose più brutali e forse è proprio questo che ha dato fastidio a molti. Oltre al fatto che davvero alcune scene possono far venire la pelle d’oca, è quindi vero che estetizzare la violenza origina una sorta di distacco e di straniamento; ma quello che si richiede non è la comprensione dell’”amoralità”, bensì l’abbandono in essa da parte dello spettatore, per quei quaranta minuti di episodio.

Inoltre ogni scena del crimine è trattata con dettaglio quasi fosse un dipinto, per questo possiamo concludere che sia un racconto più iperrealista e surreale che fattibile e concreto, e questo non fa altro che dare ancora più spessore ad un’opera immaginativa e raffinata.

Intanto il fanbase continua su twitter e con la raccolta di firme, la sua lotta per salvare l’arte, costretta purtroppo, a fare i conti con gli indici di ascolto.

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