Beppe Fiorello torna su Rai Uno il 15 e 16 febbraio in prima serata con la mini serie in due puntate “Io non mi arrendo”. Una nuova avventura televisiva targata Rai Fiction, dedicata all'impegno sociale. Questa volta l'attore siciliano vestirà i panni di un poliziotto morto di tumore dopo aver indagato, per decenni, sull'atterramento dei rifiuti tossici tra il Lazio e la Campania.

Durante la video intervista rilasciata al canale web Rai, parlando a proposito del personaggio che interpreta, Beppe Fiorello lo ha considerato “un pioniere” nella lotta alle ecomafie.

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Per l'attore siciliano è “una storia necessaria da raccontare ai giovani”, per far conoscere alle generazioni presenti e future quegli italiani capaci di donare la propria vita per la verità.

Il contributo della moglie Monika

Per la Regia di Enzo Monteleone, “Io non mi arrendo” è stato girato in Puglia. Beppe Fiorello è l'investigatore Marco Giordano, figura liberamente ispirata al poliziotto Roberto Mancini.

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Un film con molte scene poliziesche, come è naturale che sia per la storia riguardante un rappresentante delle forze dell'ordine. Una vicenda che racconta la vita personale del personaggio, come il matrimonio con Monika e la nascita della prima figlia. La vita privata è stata ricostruita grazie alla moglie di Mancini. Quindi la storia della sua malattia, che lo accomuna alle tante persone ammalatesi di cancro a causa dei rifiuti tossici.

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Quelle stesse persone che il poliziotto aveva incontrato durante le sue ricerche, con le quali aveva parlato e dalle quali aveva raccolto testimonianze, che ora sono anch'esse affette da gravi malattie.

Chi è Roberto Mancini

Il sostituto commissario Roberto Mancini muore a Perugia il 30 aprile 2014 dopo aver combattuto per circa 11 anni la sua seconda battaglia, quella contro il tumore. Fino a che la malattia gliene ha dato la possibilità, è rimasto in servizio presso il Commissariato “San Lorenzo” di Roma.

La prima battaglia Mancini l'ha combattuta indagando sullo sversamento illegale di rifiuti nei territori tra il Lazio e la Campania. Per primo ha portato alla luce ciò che gli altri fingevano di non vedere. Le sue indagini sono state tutt'altro che semplici.

Quella che oggi giornalisticamente si definisce la “terra dei fuochi” o il “triangolo della morte” di Acerra, Nola e Marigliano, è l'insieme dei luoghi in cui il poliziotto ha investigato.

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Oggi dobbiamo molto a lui se i traffici legati allo sversamento illegale dei rifiuti sono venuti alla luce.

Dal 1994 al 1997 lo ritroviamo impegnato nella lotta alle ecomafie presso il Centro Interprovinciale Criminalpol Lazio, Umbria, Abruzzo. Dal 1997 al 2001 svolge servizio presso la Commissione Parlamentare d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti illegali. È stato insignito del titolo di Cavaliere al merito della Repubblica e il suo male è stato riconosciuto come diretta causa delle investigazioni condotte sui terreni inquinati.

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Tuttavia, l'indennizzo riconosciuto è stato bassissimo. Ha ricevuto i funerali di stato presso la chiesa di San Lorenzo Fuori le Mura di Roma, celebrati da Don Maurizio Patriciello.

La Rai punta su figure d'impegno

La Rai, in questo inizio d'anno, sceglie di puntare su figure che hanno segnato in positivo la storia nazionale o locale, mettendo a rischio la loro vita. Il giorno 8 febbraio, su Rai Uno, è andato in onda Il Sindaco pescatore” con Sergio Castellitto. Si tratta della storia del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, ucciso perché difensore del suo mare e della legalità. Ora, con la vicenda del poliziotto eroe contro le ecomafie, l'azienda televisiva pubblica cerca di bissare il successo di pubblico.

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