Caterina Balivo è stata assolta con formula piena dopo essere stata denunciata nel 2009 per diffamazione aggravata dall'Associazione Confestetica di Rimini dopo una serie di dichiarazioni fatte durante la messa in onda della trasmissione Porta a Porta.
Il tribunale del capoluogo romagnolo le ha dato ragione, così i suoi legali, Roberto Ruggiero e Antonio Cardamore, si sono detti entusiasti per il buon esito della sentenza. Infatti hanno emesso un comunicato stampa pubblicato poche ore fa dall'Adnkronos. Ruggiero dice: "Caterina che è una passionaria contro i ritocchi e le plastiche, aveva detto che quasi tutte le donne li fanno, puntando il dito contro chi fa uso di quelle sostanze e non contro le estetiste".
Di diverso avviso, l'associazione Confestetica riminese che aveva scelto di portare in tribunale la conduttrice dopo che Caterina Balivo aveva accusato alcune professioniste di utilizzare tecniche chirurgiche pur non avendo le qualifiche necessarie per farlo. La notizia fu riportata da molti giornali specializzati, così molte estetiste della zona si rivolsero all'Associazione per essere tutelate, visto che si stava dando in tv un messaggio sbagliato e che avrebbe danneggiato in modo permanente il loro modus operandi e le loro attività.
La difesa dell'Associazione Confestetica di Rimini
Confestetica aveva scelto di denunciare la conduttrice di Detto Fatto per diffamazione aggravata, mentre l'avvocato della difesa ha dimostrato con un filmato della puntata incriminata di Porta a Porta che l'intervento della Balivo è stato completamente travisato, così spiega:"al termine di un processo che ha avuto 12 udienze, alle quali Caterina si è sempre presentata e ha difeso le sue ragioni, è arrivata l'assoluzione con formula piena".
Il tweet contro Diletta Leotta a Sanremo 2017
Per il volto di RaiUno si tratta di un periodo fatto di alti e bassi, infatti proprio in questi giorni è stata protagonista di un piccolo scandalo per aver accusato la giornalista Diletta Leotta di essersi presentata sul palco dell'Ariston con una mise troppo succinta per parlare del cyberbullismo.